Articoli marcati con tag ‘salute del bebè’
La stenosi pilorica
La stenosi pilorica è una condizione caratterizzata dall'ispessimento e dal restringimento del muscolo che collega lo stomaco del bambino con il piccolo intestino.
La stenosi pilorica provoca un blocco, il che significa che quando il latte raggiunge lo stomaco, non riesce ad andare oltre e quando lo stomaco si contrae, il bimbo vomita. Spesso il disturbo è ereditario e può colpire sia i maschietti che le femminucce. In genere, tende a manifestarsi circa tre o quattro settimane dopo il parto, quando il piccolo inizia a vomitare a getto. Si tratta di un disturbo serio, per via del rischio di disidratazione e che necessita di cure immediate.
Sintomi
- Vomito dopo la poppata
- Il getto è violentissimo e il latte può essere vomitato addirittura a un metro di distanza
- Il bebè ha fame e vuole nuovamente il latte, subito dopo aver vomitato
- Il bebè fa poca pipì
- Stitichezza o nessun movimento intestinale
- L'aumento di peso rallenta, successivamente cessa, per ricominciare
Diagnosi
Se il tuo bimbo vomita con forza dopo due poppate consecutive, contatta il tuo pediatra, il quale dovrebbe visitare immediatamente il piccolo. Dai da bere a tuo figlio qualche sorso d'acqua fresca, precedentemente bollita, oppure allattalo più spesso al seno. Il pediatra osserverà il tuo bambino mentre mangia, per vedere se il suo piccolo stomaco si contrae. Potrà inoltre palpargli l'addome o la gabbia toracica. Se il medico sospetta che possa trattarsi di stenosi pilorica, il tuo bebè si dovrà sottoporre ad altri esami, compresa un'ecografia.
Cura
Il bimbo dovrà assumere dei fluidi in modo da correggere gli effetti della disidratazione. Quindi sarà necessario un piccolo intervento chirurgico, per allargare la porta di passaggio dallo stomaco all'intestino, da effettuare in anestesia generale. Dopo qualche ora, il bimbo potrà nuovamente mangiare e nel giro di un paio di giorni, sarà guarito del tutto.
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Gastroenterite: un disturbo estivo
Se da una parte l'estate regala una pausa preziosa per quanto concerne i malanni invernali, d'altro canto si assiste ad un aumento degli episodi di gastroenterite, soprattutto nei più piccoli. Le cause di questo disturbo, che si manifesta con vomito e diarrea, sono prevalentemente due. Ma vediamole insieme:
1. Una conservazione dei cibi non adeguata.
In questa stagione, gli alimenti devono essere riposti in frigorifero e consumati in tempi brevi per evitare che si guastino e si contamino.
Anche in cucina è importante un'igiena accuratissima perchè, mentre il freddo è un potente 'antibatterico', con il caldo i germi si moltiplicano facilmente.
2. La proliferazione nell'acqua di batteri (quali la salmonella e l'escherichia coli) responsabili di infezioni intestinali.
L'inquinamento batterico non riguarda solo le spiagge: anche per le piscinette gonfiabili, il ricambio dell'acqua e la pulizia devono essere quotidiani.
Il rischio maggiore, in caso di diarrea profusa, è che il piccolo si disidrati: è indispensabile, quindi, che reintegri i liquidi persi mediante l'assunzione di acqua, tè zuccherato o apposite soluzioni reidratanti contenenti sali minerali.
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L’Ernia Ombelicale
L'ernia ombelicale è una sporgenza in corrispondenza dell'ombelico, dovuta ad una piccolissima parte dell'intestino che penetra nell'anello ombelicale e che diventa più evidente quando il bimbo piange.
Chi ne è più soggetto?
Questo disturbo colpisce circa il 10% dei bimbi bianchi e circa il 40% dei bimbi di colore. Si ritiene che il disturbo possa essere ereditario e ad esserne colpiti soprattutto i maschi.
E' dolorosa?
Spesso l'ernia è così piccola, che riesci a scorgere solo una piccola protuberanza all'altezza dell'ombellico. In genere non causa alcun problema, anche se, effettivamente, un'ernia di dimensioni maggiori può dare un disagio al bimbo. Quando il piccolo piange, l'ernia in genere appare più grande, perchè il pianto aumenta la pressione al'interno dell'addome, che spinge verso l'esterno. Se pensi che l'ernia stia causando dei problemi al tuo bimbo, devi rivolgerti al medico.
Come viene curata
Oltre il 90% delle ernie sparisce prima dei tre anni di vita. Se dopo i tre anni il gonfiore non è ancora scomparso, il medico ti consiglierà di far operare il bambino. Di solito l'intervento viene effettuato in anestesia generale. Si pratica un'incisione al di sotto dell'ombelico e l'ernia viene sospinta indietro, verso l'anello ombelicale, quindi lo spazio viene richiuso.
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Appendicite: come individuarla
Che cos'è l'Appendicite?
E' l'infiammazione dell'appendicite, un piccolo tubicino che sporge nell'addome: da un lato è chiuso e dall'altro è in comunicazione con l'intestino cieco. Se vi restano intrappolati dentro batteri, si infiamma, provocando l'appendicite. Ecco come capirlo:
Come si individua
Il sintomo più caratteristico dell'appendicite è il dolore addominale. Si differenzia dal comune 'mal di pancia' del bambino in quanto non diminuisce di intensità, ma resta costante nel tempo. Se si mantiene inalterato per più di un'ora, il piccolo va subito fatto visitare dal proprio medico. Se dura ininterrottamente per oltre 6 ore va portato all'ospedale.
Un uteriore elemento da osservare è come si comporta il bambino. Dato che l'appendicite si muove all'interno dell'addome, quando è infiammata ne tocca le pareti, provocando dolore. Pertanto il piccolo tende a stare immobile, proprio per non scatenare questa sofferenza. Diversamente, se il bambino si muove liberamente, si può escludere l'appendicite.
La conferma
Un'ulteriore conferma si ha facendo saltare il bimbo. Se il piccolo riesce a saltare senza dolore non ha l'appendicite. Altrimenti va portato all'ospedale.
La malattia fantasma
L'infiammazione dell'appendicite, se si instaura non regredisce spontaneamente e porta necessariamente all'intervento chirurgico. Pertanto non esiste l'appendicite ricorrente o cronica. Un dolore addominale che tende a ripresentarsi più di una volta non è appendicite.
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Ha le orecchie a sventola
Nei primi mesi di vita, può accadere di frequente che le orecchie del bebè sporgano un po'. Questo perchè la cartilagine del lobo auricolare non è ancora ben formata. Nella maggior parte dei casi, però, il fenomeno si ridimensiona moltissimo e diventa irrilevante entro la fine del primo anno.
E' normale però che i genitori si preoccupino, temendo che questo lieve inistetismo possa persistere e essere fonte di disagio psicologico per il bambino. Se le orecchie 'a sventola' dovessere rimanere molto evidenti, sarà oppurtuno osservare se il piccolo ne soffre e tener conto, nel corso degli anni, delle sue intezioni in merito ad un'eventuale correzione del difetto. E rispettarle: spesso i bambini non sono in grado, come gli adulti, di esprimere l'imbarazzo o la vergogna che provano e, per questo, la loro soffernza essere sottovalutata.
La cosa migliore da fare, quindi, è osservare e ascoltare il proprio bambino, per cogliere il suo eventuale disagio e porvi rimedio, non appena possibile.
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Quando fatica ad addormentarsi
Avere un bambino che fatica ad addormentarsi può diventare un vero e proprio problema per i genitori. Oggi, come molti esperti ci confermano, questa tendenza è sempre più diffusa; molti piccoli infatti, per addormentarsi hanno bisogno di un piccolo aiuto, come una poppata nel cuore della notte, il biberon, l’incursione nel lettone, il ciuccio o l’orsacchiotto. Ma cosa possono fare mamma e papà per cambiare le "brutte abitudini" del loro piccolo? Per prima cosa capire che ogni bambino è diverso dagli altri e quindi cercare di comprendere come fare per rasserenarlo e renderlo sempre più autonomo. Ecco dunque qualche consiglio:
Cosa Fare
- Un massaggio rilassante. Se il piccolo ha solo qualche mese, è utile fargli un massaggio per favorirgli il rilassamento. Ecco come fare: seduti con il bambino in braccio, appoggiate una mano sotto il sederino, con le dita rivolte verso la testa del piccolo; l’altra mano invece, deve sorreggere la testa del bambino, questa volta con le dita verso i piedini. A questo punto avvicinate le mani e poi allontanatele, seguendo un ritmo lento. Successivamente massaggiate la testina con movimenti leggeri e circolari, in particolare sulla fronte e sulla sommità del capo.
- Cercate di stabilire un ritmo e mantenerlo. Per esempio mettendo a dormire il piccolo sempre alla stessa ora, magari dopo un bagnetto rilassante, o averlo accompagnato a letto, cantato una ninna nanna o raccontato una storia, averlo rassicurato, accarezzato, senza però farlo addormentare in braccio. Se piange, parlategli all’orecchio quasi sussurrando: di solito si calma e si addormenta.
- Scegliete una musica di sottofondo. Molti studi hanno provato che funziona: molti brani classici, come i Notturni di Chopin, ma anche i suoni naturali come la pioggia o l’acqua che scorre, favoriscono il relax (anche negli adulti!)
- Siate determinati. Avete stabilito che il vostro piccolo non può più accedere al lettone? Ebbene, mostratevi fermi e decisi sulle vostre scelte. Se vostro figlio avvertirà la vostra determinazione e che non siete più disposti a cedere, dopo qualche notte si convincerà.
- Lasciate una piccola luce accesa. Oppure se vostro figlio ha già 2 o 3 anni, mettete nella sua cameretta un pesciolino e spiegategli che il piccolo animale ha bisogno della sua compagnia durante la notte. In questo modo si sentirà importante e capirà che i suoi genitori hanno fiducia in lui.
- Abbiate molta pazienza. E’ normale che le prime notti saranno difficili: consolare il piccolo, stargli accanto senza ripensamenti è la strategia migliore. Ma basta un solo piccolo passo indietro e la vostra incoerenza potrebbe rilevarsi molto controproducente.
Cosa NON fare
- Non prendete in giro il piccolo. Se si vuole modificare un piccolo vizio del bambino, sarà bene non intervenire con frasi tipo: "in questo modo non crescerai mai", "nessuno dei tuoi amichetti fa così". Anche avvertimenti come: "guarda che dormire con il biberon non fa bene ai dentini" (anche se corrispondono al vero per lui non hanno alcun significato).
- Non accorrete al primo pianto. Se si è deciso di non offrire più la poppata della notte o di non farlo venire più nel lettone, attendete un pochino prima di precipitarvi da lui. Dategli modo di imparare ad autoconsolarsi.
- Evitate che il vostro bambino invada tutti i vostri spazi. Anche se decisamente faticoso, riportarlo nel suo lettino, dopo che ha fatto incursione nel vostro lettone in piena notte, è decisamente la cosa migliore da fare per scoraggiarlo.
- Non perdete la calma anche se siete molto stanchi. Se il bambino si sente aggredito, aumenterà le sue insicurezze e avrà ancora più bisogno dei genitori. Fermezza e pazienza conviceranno meglio il bambino a rinunciare alle sue abitudini.
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Ha preso gli orecchioni?
La parotite -più comunemente nota come ‘orecchioni’- è una malattia infettiva virale, molto contagiosa, che lascia una protezione permanente. La trasmissione della malattia avviene da persona a persona, tramite le goccioline delle secrezioni respiratorie. Di solito si è contagiosi da 1-2 giorni prima fino a 9 giorni dopo l’inizio della tumefazione delle parotidi.
Il segnale più caratteristico della malattia è il rigonfiamento doloroso delle ghiadole parotidi (situate sotto l’orecchio, verso la mandibola, preposte alla produzione di saliva). Proprio a causa del loro ingrossamento, i padiglioni auricolari vengono spinti all’infuori finendo per apparire più grandi del normale (da qui il termine ‘orecchioni’). Questa manifestazioni può riguardare un solo lato del viso (in circa un terzo dei casi) o entrambi (nei due terzi) e si evidenzia un paio di giorni dopo la comparsa dei sintomi, come: malessere generale, mancanza di appetito, dolori diffusi, mal di testa, nausa e più raramente vomito, febbre (mai molto elevata).Ricordatevi, però, che soprattutto nei bambini più piccoli, i sintomi generali della parotite potrebbero anche non esserci.
Cosa fare
Essendo una malattia virale, non esistono cure specifiche né per la malattia, né per prevenire le complicazioni.
Sono da evitate alimenti piccanti, salati o acidi, perché sono mal tollerati.
Chiamate il medico se:
- compaiono febbre, e/o vomito, e/o mal di testa importante (quando il bambino sembrava ormai in fase di guarigione)
- il bambino appare sofferente
- siete preoccupati
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