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Ittero Neonatale

Se il bebè ha la pelle giallognola potrebbe avere l'ittero neonatale, una condizione molto comune nei neonati.

In genere, l'ittero neonatale guarisce abastanza in fretta, ma il tuo piccolino dovrà essere tenuto sotto osservazione finchè non sarà guarito. Se si tratta di una forma abbastanza leggera, potrai portarlo a casa e il pediatra provvederà a visitarlo ogni giorno. L'ittero è il risultato degli elevati livelli di una sostanza chimica presente nel sangue, chiamata bilirubina, che provoca il colorito giallognolo. Se il tuo piccolo è afro caraibico, asiatico o cinese, potrebbe avere solo il bianco degli occhi, il palmo delle mani e la pianta dei piedi, giallastri.

Il bebè può impiegare un po' di tempo a scomporre la bilirubina nel fegato. Si tratta di un processo naturale e in molti casi il corpo riesce a decomporla da solo. Ma, se l'ittero del tuo bimbo è più grave, o si protrae per più di due settimane, allora potrebbero rendersi necessari ulteriori esami.

La cura

L'esposizione quotidiana alla luce, preferibilmente quella del sole, è molto benefica per aiutare il corpo del tuo piccolo a iniziare a decomporre la bilirubina. Se l'ittero è più grave, però, può aver bisogno della fototerapia. Il bimbo viene posto in una specie di "lettino solare", sotto un fascio di luce fluorescente, per un determinato periodo di tempo, finchè l'ittero non inizia a sbiadire.

Cosa si può fare

Se il piccolo è a casa, ci sono alcune cose che puoi fare, per aiutarlo a guarire:

  • Allattalo quando vuole lui. In questo modo farà una maggiore quantità di pipì, eliminando così le sostanze di scarto dal suo organismo.
  • Se puoi allattalo al seno.
  • Esponi il più possibile il bimbo alla luce del sole, possibilmente senza indumenti. Tuttavia devi evitare di esporlo direttamente alla luce del sole, perchè potrebbe sentire troppo caldo, oppure scottarsi.

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PostHeaderIcon La stenosi pilorica

La stenosi pilorica - www.MammeUnite.it

La stenosi pilorica è una condizione caratterizzata dall'ispessimento e dal restringimento del muscolo che collega lo stomaco del bambino con il piccolo intestino.

La stenosi pilorica provoca un blocco, il che significa che quando il latte raggiunge lo stomaco, non riesce ad andare oltre e quando lo stomaco si contrae, il bimbo vomita. Spesso il disturbo è ereditario e può colpire sia i maschietti che le femminucce. In genere, tende a manifestarsi circa tre o quattro settimane dopo il parto, quando il piccolo inizia a vomitare a getto. Si tratta di un disturbo serio, per via del rischio di disidratazione e che necessita di cure immediate.

Sintomi

  • Vomito dopo la poppata
  • Il getto è violentissimo e il latte può essere vomitato addirittura a un metro di distanza
  • Il bebè ha fame e vuole nuovamente il latte, subito dopo aver vomitato
  • Il bebè fa poca pipì
  • Stitichezza o nessun movimento intestinale
  • L'aumento di peso rallenta, successivamente cessa, per ricominciare

Diagnosi

Se il tuo bimbo vomita con forza dopo due poppate consecutive, contatta il tuo pediatra, il quale dovrebbe visitare immediatamente il piccolo. Dai da bere a tuo figlio qualche sorso d'acqua fresca, precedentemente bollita, oppure allattalo più spesso al seno. Il pediatra osserverà il tuo bambino mentre mangia, per vedere se il suo piccolo stomaco si contrae. Potrà inoltre palpargli l'addome o la gabbia toracica. Se il medico sospetta che possa trattarsi di stenosi pilorica, il tuo bebè si dovrà sottoporre ad altri esami, compresa un'ecografia.

Cura

Il bimbo dovrà assumere dei fluidi in modo da correggere gli effetti della disidratazione. Quindi sarà necessario un piccolo intervento chirurgico, per allargare la porta di passaggio dallo stomaco all'intestino, da effettuare in anestesia generale. Dopo qualche ora, il bimbo potrà nuovamente mangiare e nel giro di un paio di giorni, sarà guarito del tutto.

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PostHeaderIcon Gastroenterite: un disturbo estivo

 

Gastroenterite: un disturbo estivo  - www.mammeunite.it

 Se da una parte l'estate regala una pausa preziosa per quanto concerne i malanni invernali, d'altro canto si assiste ad un aumento degli episodi di gastroenterite, soprattutto nei più piccoli. Le cause di questo disturbo, che si manifesta con vomito e diarrea, sono prevalentemente due. Ma vediamole insieme:

1. Una conservazione dei cibi non adeguata.

In questa stagione, gli alimenti devono essere riposti in frigorifero e consumati in tempi brevi per evitare che si guastino e si contamino.

Anche in cucina è importante un'igiena accuratissima perchè, mentre il freddo è un potente 'antibatterico', con il caldo i germi si moltiplicano facilmente.

2. La proliferazione nell'acqua di batteri (quali la salmonella e l'escherichia coli) responsabili di infezioni intestinali.

L'inquinamento batterico non riguarda solo le spiagge: anche per le piscinette gonfiabili, il ricambio dell'acqua e la pulizia devono essere quotidiani.

Il rischio maggiore, in caso di diarrea profusa, è che il piccolo si disidrati: è indispensabile, quindi, che reintegri i liquidi persi mediante l'assunzione di acqua, tè zuccherato o apposite soluzioni reidratanti contenenti sali minerali.

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PostHeaderIcon Quando si fà la bua: disinfettanti a confronto

Quando si fà la bua: disinfettanti a confronto

Ferite ed escoriazioni devono essere prima di tutto lavate con acqua corrente fredda. Si può procedere poi con un disinfettante. Vediamo quali scegliere e come usarli:

COSA COSA CONTIENE E' PIU' ADATTO SE..
Spray Alcol o cetildivizina, ceilpividinio cloruro o anche benzalcomio cloruro, tutti antisettici. Per tutte le ferite meno quelle sul viso: bisogna evitare il contatto della soluzione con gli occhi.
Fazzolettini Cloro, sali d'ammonio quaternario e altri antibatterici ad ampio spettro. Ideali in caso di ferite sporche, ossia inquinate da sabbia, terriccio, polvere.
Pomata Sali d'ammonio quaternario, più iodopovidone e altri ntisettici e cicatrizzanti. Va bene non su lesioni o su tagli profondi, m su aree di pelle infiammata.
Acqua Ossigenata Perossido di idrogeno al 3%: favorisce la liberazione di ossigeno. Da usare per tutte le ferite anche quelle estesd taglio. Perfetta per escoriazioni e abrasioni.

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PostHeaderIcon L’Ernia Ombelicale

L'ernia ombelicale

L'ernia ombelicale è una sporgenza in corrispondenza dell'ombelico, dovuta ad una piccolissima parte dell'intestino che penetra nell'anello ombelicale e che diventa più evidente quando il bimbo piange.

Chi ne è più soggetto?

Questo disturbo colpisce circa il 10% dei bimbi bianchi e circa il 40% dei bimbi di colore. Si ritiene che il disturbo possa essere ereditario e ad esserne colpiti soprattutto i maschi.

E' dolorosa?

Spesso l'ernia è così piccola, che riesci a scorgere solo una piccola protuberanza all'altezza dell'ombellico. In genere non causa alcun problema, anche se, effettivamente, un'ernia di dimensioni maggiori può dare un disagio al bimbo. Quando il piccolo piange, l'ernia in genere appare più grande, perchè il pianto aumenta la pressione al'interno dell'addome, che spinge verso l'esterno. Se pensi che l'ernia stia causando dei problemi al tuo bimbo, devi rivolgerti al medico.

Come viene curata

Oltre il 90% delle ernie sparisce prima dei tre anni di vita. Se dopo i tre anni il gonfiore non è ancora scomparso, il medico ti consiglierà di far operare il bambino. Di solito l'intervento viene effettuato in anestesia generale. Si pratica un'incisione al di sotto dell'ombelico e l'ernia viene sospinta indietro, verso l'anello ombelicale, quindi lo spazio viene richiuso.

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PostHeaderIcon Appendicite: come individuarla

Appendicite: come individuarla

Che cos'è l'Appendicite?

E' l'infiammazione dell'appendicite, un piccolo tubicino che sporge nell'addome: da un lato è chiuso e dall'altro è in comunicazione con l'intestino cieco. Se vi restano intrappolati dentro batteri, si infiamma, provocando l'appendicite. Ecco come capirlo:

Come si individua

Il sintomo più caratteristico dell'appendicite è il dolore addominale. Si differenzia dal comune 'mal di pancia' del bambino in quanto non diminuisce di intensità, ma resta costante nel tempo. Se si mantiene inalterato per più di un'ora, il piccolo va subito fatto visitare dal proprio medico. Se dura ininterrottamente per oltre 6 ore va portato all'ospedale.

Un uteriore elemento da osservare è come si comporta il bambino. Dato che l'appendicite si muove all'interno dell'addome, quando è infiammata ne tocca le pareti, provocando dolore. Pertanto il piccolo tende a stare immobile, proprio per non scatenare questa sofferenza. Diversamente, se il bambino si muove liberamente, si può escludere l'appendicite.

La conferma

Un'ulteriore conferma si ha facendo saltare il bimbo. Se il piccolo riesce a saltare senza dolore non ha l'appendicite. Altrimenti va portato all'ospedale.

La malattia fantasma

L'infiammazione dell'appendicite, se si instaura non regredisce spontaneamente e porta necessariamente all'intervento chirurgico. Pertanto non esiste l'appendicite ricorrente o cronica. Un dolore addominale che tende a ripresentarsi più di una volta non è appendicite.

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PostHeaderIcon Il Test di Apgar

Il test di apgar

Dopo il parto, ci sono delle procedure stabilite, che possono variare da ostetrica a ostetrica, per verificare le condizioni generali di salute del bebè. Appena nato, il piccolo viene subito asciugato e avvolto in un asciugamano. Successivamente viene pesato, misurato ed esaminato. Gli si conta le dita delle mani e dei piedi, vengono esaminati attentamente gli occhi, le orecchie, la bocca, il palato molle, per accertarsi che tutto rientra nella norma e che il bimbo sia in grado di respirare bene. Si tratta del Test di Apgar:

il Test di Apgar (vedi tabella sotto) viene utilizzato per verificare di primo acchito le condizioni di salute del neonato e per stabilire se ha bisogno di un’assistenza medica. Viene effettuato un minuto dopo il parto e poi di nuovo, cinque minuti più tardi. Ogni area ha un punteggio massimo di "due" e molti neonati raggiungiono un punteggio complessivo che va da "otto" o "nove" (sono in pochi a raggiungere un punteggio di "dieci"). Un neonato che ottiene un punteggio inferiore a "sette" avrà bisogno di assistenza immediata. L’Apgar, però, non è un test che può stabilire la salute del neonato a lungo termine, ma aiuta a stabilire quali bebè hanno più bisogno di aiuto, per adattarsi alla vita fuori dall’utero materno.

RIFLESSO PUNTEGGIO
  0 1 2

Attività e Tono Muscolare

Floscio, senza movimenti Qualche movimento, arti piegati Movimento attivo
Attività Cardiaca Nessuna attività cardiaca Sotto ai 100 battiti al minuto Normale, sopra i 100 battiti al minuto
Riflesso alla Stimolazione (Reattività) Assente, nessuna risposta agli stimoli Smorfie/ Pianto debole se stimolato Tosse, starnuti, si allontana se stimolato
Aspetto (Colorito della pelle) Bluastro, grigiastro o pallido Colorito normale, ma piedi e mani bluastre Normale sul corpo, mani e piedi rosa
Respirazione

Assente (nessuna respirazione)

Respiro regolare, pianto debole Respiro normale e pianto buono

 

  • Amore e Rigore 7 dicembre 2011
    di Manuela Silverswan (Introduzione a: "Capricci: Consigli Pratici di Mamme Unite") Ricordo, quando ancora studiavamo, la tenerezza e la dolcezza con cui io e mio marito guardavamo i neo-genitori con i loro frugoletti in braccio (in verità, lo faccio ancora). Allora ci sembrava tutto facile.. visto da fuori. Eravamo sicurissimi di come avremmo tira […]
    admin
febbraio: 2012
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