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L’Ernia Ombelicale
L'ernia ombelicale è una sporgenza in corrispondenza dell'ombelico, dovuta ad una piccolissima parte dell'intestino che penetra nell'anello ombelicale e che diventa più evidente quando il bimbo piange.
Chi ne è più soggetto?
Questo disturbo colpisce circa il 10% dei bimbi bianchi e circa il 40% dei bimbi di colore. Si ritiene che il disturbo possa essere ereditario e ad esserne colpiti soprattutto i maschi.
E' dolorosa?
Spesso l'ernia è così piccola, che riesci a scorgere solo una piccola protuberanza all'altezza dell'ombellico. In genere non causa alcun problema, anche se, effettivamente, un'ernia di dimensioni maggiori può dare un disagio al bimbo. Quando il piccolo piange, l'ernia in genere appare più grande, perchè il pianto aumenta la pressione al'interno dell'addome, che spinge verso l'esterno. Se pensi che l'ernia stia causando dei problemi al tuo bimbo, devi rivolgerti al medico.
Come viene curata
Oltre il 90% delle ernie sparisce prima dei tre anni di vita. Se dopo i tre anni il gonfiore non è ancora scomparso, il medico ti consiglierà di far operare il bambino. Di solito l'intervento viene effettuato in anestesia generale. Si pratica un'incisione al di sotto dell'ombelico e l'ernia viene sospinta indietro, verso l'anello ombelicale, quindi lo spazio viene richiuso.
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Appendicite: come individuarla
Che cos'è l'Appendicite?
E' l'infiammazione dell'appendicite, un piccolo tubicino che sporge nell'addome: da un lato è chiuso e dall'altro è in comunicazione con l'intestino cieco. Se vi restano intrappolati dentro batteri, si infiamma, provocando l'appendicite. Ecco come capirlo:
Come si individua
Il sintomo più caratteristico dell'appendicite è il dolore addominale. Si differenzia dal comune 'mal di pancia' del bambino in quanto non diminuisce di intensità, ma resta costante nel tempo. Se si mantiene inalterato per più di un'ora, il piccolo va subito fatto visitare dal proprio medico. Se dura ininterrottamente per oltre 6 ore va portato all'ospedale.
Un uteriore elemento da osservare è come si comporta il bambino. Dato che l'appendicite si muove all'interno dell'addome, quando è infiammata ne tocca le pareti, provocando dolore. Pertanto il piccolo tende a stare immobile, proprio per non scatenare questa sofferenza. Diversamente, se il bambino si muove liberamente, si può escludere l'appendicite.
La conferma
Un'ulteriore conferma si ha facendo saltare il bimbo. Se il piccolo riesce a saltare senza dolore non ha l'appendicite. Altrimenti va portato all'ospedale.
La malattia fantasma
L'infiammazione dell'appendicite, se si instaura non regredisce spontaneamente e porta necessariamente all'intervento chirurgico. Pertanto non esiste l'appendicite ricorrente o cronica. Un dolore addominale che tende a ripresentarsi più di una volta non è appendicite.
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Ha le orecchie a sventola
Nei primi mesi di vita, può accadere di frequente che le orecchie del bebè sporgano un po'. Questo perchè la cartilagine del lobo auricolare non è ancora ben formata. Nella maggior parte dei casi, però, il fenomeno si ridimensiona moltissimo e diventa irrilevante entro la fine del primo anno.
E' normale però che i genitori si preoccupino, temendo che questo lieve inistetismo possa persistere e essere fonte di disagio psicologico per il bambino. Se le orecchie 'a sventola' dovessere rimanere molto evidenti, sarà oppurtuno osservare se il piccolo ne soffre e tener conto, nel corso degli anni, delle sue intezioni in merito ad un'eventuale correzione del difetto. E rispettarle: spesso i bambini non sono in grado, come gli adulti, di esprimere l'imbarazzo o la vergogna che provano e, per questo, la loro soffernza essere sottovalutata.
La cosa migliore da fare, quindi, è osservare e ascoltare il proprio bambino, per cogliere il suo eventuale disagio e porvi rimedio, non appena possibile.
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La sua prima passeggiata
La sua prima passeggiata è un momento tanto atteso da tutte le mamme. Ma come organizzarsi?
Quando uscire?
Con le dovute accortezze, il bebè può essere portato fuori anche subito, qualsiasi sia il clima. Solitamente, però, durante il primo periodo la mamma ha ancora bisogno di abituarsi e organizzarsi ai ritmi del piccolo. Quindi la prima passeggiata è meglio farla quando ci si sente tranquille e se ne prova il desiderio, in modo che uscire con il piccolo sia un piacere e non un motivo di stress.
Qual'è l'ora migliore per portarlo a spasso?
Naturalmente dipende dalla stagione. "Quando fa freddo, sarà meglio organizzare le prime uscite nelle ore centrali della giornata, quelle in cui c'è più luce e la temperatura è un po' più gradevole: al mattino tardi o nel primo pomeriggio. Diversamente, in estate, sarà oppurtuno uscire quando c'è un po' più di fresco, quindi nella prima mattinata o verso sera.
Come bisogna vestire il bebè?
La strategia migliore è 'a cipolla', cioè con più strati di indumenti, da mettere o togliere al momento oppurtuno. In questa maniera si eviternno gli sbalzi di temperatura, soprattutto se la passeggiata prevede l'uso dell'auto o di altri mezzi di trasporto, oppure la sosta in un ambiente chiuso. In commercio si trovano tutine imbottite con cerniere 'strategiche' che consentono di effettuare con facilità l'operazione 'metti-togli'. Meglio sceglierne una con manopole e piedini e soprattutto, mai dimenticarsi il cappellino.
Meglio la carrozzina o il marsupio a fascia?
Dipende soprattutto dalle peferenze della mamma: alcune ritengono che nella carrozzina il piccolo stia più comodo, altre preferiscono tenerlo a stretto contatto con il proprio corpo. il marsupio, infatti, oltre a far sentire il piccolo contenuto e protetto, offre il vantaggio di una maggiore praticità, specialmente per quelle mamme che devono muoversi in strade affollate. Inoltre, in questo periodo, il neonato è ancora leggero da non creare problemi alla colonna vertebrale. L'importante è che la mamma si senta a proprio agio.
Per quanto tempo lo si può tenere fuori?
Per le primissime uscite un quarto d'ora-mezz'ora può bastare. Poi, a poco a poco, le passeggiate possono essere prolungate. Ovviamente si dovrà tenere conto anche di dove si abita – in paese, in città, vicino ai giradini pubblici o in una strada trafficata – e dalle esigenze della mamma, che magari approfitta dell'uscita per fare qualche commissione o andare a trovare un'amica.
E se il termometro scende sotto lo zero?
Alcune mamme temono che il freddo possa nuocere al piccolo, ma in realtà le basse temperature non costituiscono un problema: se così fosse, i bambini che abitano in montagna non dovrebbero mai uscire. Quindi, coprendo bene il piccolo, potrete portarlo fuori con qualsiasi tempo. L'unica eccezione è per le giornate ventose: alcuni bambini, infatti, sono infastiditi dal vento, che potrebbe irritarli e renderli nervosi. In questi casi meglio restare a casa.
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Il Test di Apgar
Dopo il parto, ci sono delle procedure stabilite, che possono variare da ostetrica a ostetrica, per verificare le condizioni generali di salute del bebè. Appena nato, il piccolo viene subito asciugato e avvolto in un asciugamano. Successivamente viene pesato, misurato ed esaminato. Gli si conta le dita delle mani e dei piedi, vengono esaminati attentamente gli occhi, le orecchie, la bocca, il palato molle, per accertarsi che tutto rientra nella norma e che il bimbo sia in grado di respirare bene. Si tratta del Test di Apgar:
il Test di Apgar (vedi tabella sotto) viene utilizzato per verificare di primo acchito le condizioni di salute del neonato e per stabilire se ha bisogno di un’assistenza medica. Viene effettuato un minuto dopo il parto e poi di nuovo, cinque minuti più tardi. Ogni area ha un punteggio massimo di "due" e molti neonati raggiungiono un punteggio complessivo che va da "otto" o "nove" (sono in pochi a raggiungere un punteggio di "dieci"). Un neonato che ottiene un punteggio inferiore a "sette" avrà bisogno di assistenza immediata. L’Apgar, però, non è un test che può stabilire la salute del neonato a lungo termine, ma aiuta a stabilire quali bebè hanno più bisogno di aiuto, per adattarsi alla vita fuori dall’utero materno.
| RIFLESSO | PUNTEGGIO | ||
| 0 | 1 | 2 | |
|
Attività e Tono Muscolare |
Floscio, senza movimenti | Qualche movimento, arti piegati | Movimento attivo |
| Attività Cardiaca | Nessuna attività cardiaca | Sotto ai 100 battiti al minuto | Normale, sopra i 100 battiti al minuto |
| Riflesso alla Stimolazione (Reattività) | Assente, nessuna risposta agli stimoli | Smorfie/ Pianto debole se stimolato | Tosse, starnuti, si allontana se stimolato |
| Aspetto (Colorito della pelle) | Bluastro, grigiastro o pallido | Colorito normale, ma piedi e mani bluastre | Normale sul corpo, mani e piedi rosa |
| Respirazione |
Assente (nessuna respirazione) |
Respiro regolare, pianto debole | Respiro normale e pianto buono |
Come tagliare le unghiette al bebè
- Utilizza le forbicine con la punta arrotondata specifiche per neonati, o in alternativa le tronchesine.
- Taglia le unghie delle manine e dei piedini del tuo piccolo, prestando attenzione a seguire la curva naturale delle unghie, evitando di tagliare le unghie troppo in profondità. Potresti fargli male o addirittura fargliele sanguinare.
- Per evitare di fargli male, tieni il dito della mano o del piede tra il tuo pollice e l’indice della tua mano per tenere fermo il piedino o la manina.
- Se tuo figlio è molto agitato, è meglio tagliargli le unghiette mentre dorme.
- Se tagliargli le unghie ti terrorizza, farai bene a rivolgerti ad un’amica che lo faccia per te, così potrai vedere come si fa.
- Da quando inizierà a gattonare, per motivi igienici, il tuo bimbo dovrà avere le unghie sempre corte. La sporcizia sotto alle dita, infatti, può facilmente finire in bocca o sugli occhi.
- Mettilo seduto in grembo, in modo che tu possa tenerlo fermo. Con una mano gli terrai ferme le dita, mentre con l’altra gli taglierai (o limerai) le unghie, seguendo il loro contorno naturale. Procedi così anche con l’altra manina, con molta delicatezza e facendo molta attenzione.
- Più avanti, insegna al tuo bimbo a lavarsi sempre le mani quando sono sporche, e comunque sempre prima di mangiare.
- Cerca di evitare che si mangi le unghie.
- Fai decidere a lui quando è il momento migliore per tagliare le unghie.
Come medicare il moncone ombelicale
Fino a quando non si secca, ci vogliono poche attenzioni mirate. Dopo la caduta del moncone ombelicale, la cute va detersa fino a quando non cessano del tutto le secrezioni sierose e poi..via libera al primo bagnetto!
Cosa Fare
La cura del moncone prosegue a casa fino al giorno in cui il frammento di tessuto, ormai secco, si stacca e cade. Di norma ci vogliono una decina di giorni durante i quali ciò che resta del cordone ombelicale va deterso due volte al giorno ed asciugato alla perfezione:
- L’igiene è di fondamentale importanza prima della medicazione: le mani della mamma (o del papà) devono essere pulitissime, come pure la salviettina con cui asciugare il bambino alla fine.
- E’ importante non lasciare mai la pelle del bambino umida, per evitare la proliferazione di batteri.
- Come alternativa all’acqua saponata resta valido l’alcol a 60 gradi: spesso però, il contatto con il liquido freddo non viene gradito dal piccolo, che si mette a apiangere allarmando inutilmente la mamma. Ciò può indurla a pulire con troppa delicatezza il punto di attacco tra pelle del pancino e moncone, cosa che ne ritarda il distacco. Inoltre, c’è il rischio che non vengano asportati del tutto residui e secrezioni sierose, che potrebbero diventare maleodoranti e portare a infezioni.
- Se l’area attorno all’ombelico si presenta arrossata e gonfia è il caso di consultare il pediatra (la colorazione scura che il moncone assume col passare del tempo, è invece normale).
Cosa NON Fare
- Meglio non coprire il moncone con una garza ma, se la stagione lo permette, lasciare il bambino il più possibile scoperto, perchè ciò favorisce il distacco del tessuto morto.
- Non allarmarsi se inavvertitamente il moncone si bagna con un po’ di pipì: un lavaggio deciso con acqua e sapone, seguito da una buona asciugatura, rimette a posto la situazione. Eventualmente, ripiegate il pannolino sulla pancia del bambino in modo da evitare che il bordo arrivi fino all’ombelico e possa riversarvi sopra la pipì.
- Non serve applicare polveri cicatrizzanti o soluzioni spray nella speranza di accelerare il processo: si espone inutilmente l’organismo del bambino a sostanze chimiche. Il distacco del moncone si completa da sè.
- Se dopo la caduta del moncone la zona dell’ombelico appare sporgente non è il caso di preoccuparsi: può trattarsi della cosidetta ernia ombelicale, una piccola apertura nei muscoli dell’addome che indica il punto in cui passavano i vasi ombelicali e che è destinata a riassorbirsi nel giro di 12-18 mesi.









