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PostHeaderIcon Le allergie dei bambini

le allergie dei bambini

Attualmente in Italia le allergie colpiscono un quarto della popolazione, di cui la metà è rappresentata dai bambini. I bimbi possono essere allergici a qualsiasi cosa, persino al sapone da bucato. Per fortuna, molte di queste allergie sono in forma leggera e la maggior parte dei bambini cessa di soffrirne dopo i 3 anni. Ma come si fa a capire se il tuo bambino è allergico a qualcosa, e come aiutarlo? Vediamo insieme qualche consiglio..

Che cos'è un'allergia?

Il nostro sistema immunitario, quando funziona bene, individua potenziali pericoli per l'organismo e reagisce di conseguenza. L'allergia è una sorta di trabocchetto a cui le nostre difese abboccano. Talvolta, infatti, succede che il sistema immunitario confonda una sostanza innocua per una da combattere e così mette in circolo eccessive quantità di anticorpi specifici (IgE), che vanno a contrastare gli allergeni (i pollini, o la polevere, per esempio) per renderli innocui. Durante questo processo si libera l'istamina, responsabile degli sgradevoli sintomi delle allergie come l'asma, il prurito e i disturbi legati all'alimentazione.

Il problema dei bambini della nostra epoca è che sono superpuliti e spesso sono figli unici. E' stato dimostrato, infatti, che chi ha molti fratelli ha meno possibilità di soffrire di allergia. Il risultato è sicuramente un maggior controllo delle infezioni, ma anche una minore stimolazione del sistema immunitario. Recentemente si è scoperto che è la flora batterica dell'intestino a proteggere da future allergie, che l'eccessiva igiene ha impoverito. I bebè, dunque, risultano maggiormente sensibilizzati alle allergie sin dai primi mesi di vita.

Quali sono i sintomi? 

Allergia ai pollini:

  • Asma - Starnuti a raffica, secrezione acquosa, congestione nasale, prurito e, a volte, sensazione di naso chiuso. Il bimbo si gratta continuamente il naso con la mano, tanto che si forma una pieghina sopra la punta del naso.
  • Otite ricorrente – Dolore all'orecchio, secrezioni, febbre, associati a rinite che peggiora nella stagione dei pollini.
  • Asma bronchile - Respiro sibilante, sensazione di soffocamento, tosse secca, specialmente quando il bimbo corre, ride, dopo un'ora che si è addormentato, la mattina quando si sveglia.
  • Congiuntivite – Gli occhi sono rossi e lacrimano. Il bimbo sopporta male la luce, si strofina continuamente gli occhi nel tentativo di calmare il prurito, tanto da formare una pieghina orizzontale in mezzo alla palpebra inferiore.

Allergia ai cibi:

  • Vomito e diarrea - Sono i più frequenti in caso di allergia alimentare nei più piccoli, che coinvolge tutto l'apparato gastrico intestinale.
  • Dermatite atopica - Microscopiche vescicole gonfie di liquido. La pelle appare ruvida, spessa, il bimbo si gratta soprattutto sulle braccia, gambe, fronte e zigomi. Di solito non è quasi mai legata ad un'allergia alimentare, quando compare dopo il sesto anno di età. Lo è invece, quasi sempre nel primo anno e scompare, nella maggior parte dei casi, attorno ai 2-3 anni.
  • Orticaria - Preoccupa molte mamme, ma si tratta, in realtà, di un falso allarme. Solo il 6% dei bimbi che soffre di orticaria è davvero allergico. Paradossalmente, quindi, si può dire che questo sintomo identifica più facilmente bimbi che non sono allergici.

Come alleviare i disturbi?

Non esiste una vera e propria cura efficace per liberarsi di un'allergia. L'unica soluzione è stare alla larga da sostanze a rischio. Ma non sempre è possibile. Esistono, comunque, molti rimedi specifici: colliri da applicare negli occhi per calmare la congiuntivite allergica, spray da spruzzare nel naso per tenere a bada il raffreddore da fieno, pomate per attenuare il prurito della dermatite. Tutti questi prodotti devono essere sempre prescritti dal medico, che stabilirà i tempi e le modalità di somministrazione a seconda dei sintomi e della loro intensità. Oggi contengono principi attivi non solo più efficaci, ma anche più 'a misura di bambino'. Attenzione, però, anche se pensi di sapere quale sia la causa dell'allergia di tuo figlio (per es: se ha una congiuntivite e uno sfogo cutaneo ogni volta che accarezza il gatto, oppure vomita subito dopo aver preso il latte artificiale), comunque sarà il pediatra a stabilire una diagnosi definitiva. La cura è importante, ma soprattutto bisogna scoprire qual è la causa e quali sono i sintomi.

  • Asma - Il medico può prescrivere al piccolo un broncodilatatore e steroidi, per tenere a bada l'asma, e può inoltre stabilire delle misure preventive.
  • Eczema - Il pediatra prescrive una crema emolliente per dare sollievo al prurito e alla pelle secca, e una crema steroidea per alleviare i sintomi. Il tipo di farmaco dipende, però, dalla gravità dell'eczema. Le creme a base di steroidi sono del tutto sicure per il bimbo, a patto che vengano usate con moderazione e in modo corretto.
  • Intolleranza al latte - Una volta scoperto che tuo figlio ha un'intolleranza al latte vaccino, ti saranno prospettate delle alternative, come il latte artificiale privo di lattosio, o quello di soia. Il medico valuterà e deciderà il tipo di latte, perchè circa la metà dei bimbi intolleranti al latte, possono essere allergici anche alla soia. Ultimamente si è discusso in merito alla quantità di zucchero riscontrata nel latte di soia, ma sembra che questa sia simile a quella di tutti gli altri tipi di latte artificiale. Ricorda che il tuo piccolo potrebbe smettere di essere intollerante al latte vaccino, quindi chiedi al pediatra quando è il caso di offrire nuovamente al piccolo questo latte.
  • Intolleranza alimentare – Una reazione allergica al cibo, che si manifesta con sintomi respiratori, orticaria ed edemi delle labbra e della lingua, tende a verificarsi nell'ora successiva a quando il cibo è stato mangiato. Ultimamente è in aumento l'allergia delle noci, forse perchè vengono impiegate per molti utilzzi, come nei cibi preconfezionati, e persino nelle creme utilizzate per il cambio del pannolino. Per quanto concerne altri cibi, può essere difficile stabilire quali siano quelli più a rischio, quindi in questo caso è necessario rivolgersi ad uno specialista, per rivedere la dieta del tuo piccolo. Ricorda sempre di leggere con attenzione quanto è scritto sulle confezioni di quello che acquisti, e che tutti coloro che si occupano del bimbo facciano altrettanto.

Le allergie del bebè

Un'allergia si può generare subito dopo il parto. Gli sfoghi cutanei rappresentano il sintomo più comune. Spesso i piccoli sviluppano un'allergia dopo che la loro pelle è venuta a contatto con qualcosa di specifico, oppure possono aver ingerito una particolare medicina o un certo tipo di latte artificiale. Dopo l'inizio dello svezzamento è più probabile che il piccolo possa sviluppare un'allergia a certi cibi. I prodotti più a rischio sono in genere i caseinati, il grano, il glutine e le fragole. Se il bebè soffre di asma o di eczema, le probabilità che sia allergico a certi cibi sono maggiori.

Se temi che il tuo piccolo abbia un'allergia, consulta subito il pediatra. Occorre una diagnosi corretta e una cura adeguata: mai cedere alla tentazione di eliminare un certo tipo di latte in polvere o un cibo, senza aver chiesto il parere di uno specialista.

Cose da fare e da evitare

Più a lungo eviterai di dare alcuni cibi al tuo bambino, minori saranno le probabilità che possa avere reazioni allergiche. Ecco qualche consiglio:

  • Dal 4° al 6° mese puoi dargli: le verdure (tranne le patate, i pomodori e i peperoni), la frutta (tranne gli agrumi), i legumi, il riso, il pollame, la carne.
  • Dal 9° al 14° mese puoi dargli: l'avena, l'orzo, il granoturco, lo yogurt intero, le uova, i prodotti a base di soia, le patate, i pomodori, il pesce.
  • Dal 15° al 24° mese puoi dargli: il grano, le arance, i formaggi, le noci.
  • Dai 5 anni in su puoi dargli le arachidi.
  • Allattare al seno fornisce al tuo bebè una copertura (non totale) contro le allergie. Il latte è l'unico alimento che il piccolo può assumere senza incorrere nel rischio di avere crisi allergiche. Ogni mamma produce un latte con caratteristiche speciali che lo rendono adatto a contrastare le debolezze immunitarie del piccolo. Le mamme che soffrono di allergie devono allattare al seno, poichè è più probabile che anche il proprio figlio ne soffra.
  • Spolvera spesso la sua cameretta, e passa l'aspirapolvere su tende e poltrone. Usa un panno umido per pulire le superfici e lava le lenzuola in acqua calda. Usa biancheria ipoallergenica.
  • Evita di farlo uscire quando nell'aria è presente un'alta concentrazione di polline. Per alleviare i sintomi causati dalla febbre da fieno e dalle puntura di insetto, chiedi al pediatra un antistaminico.

Curiosità: Neomamma stressata = bebè a rischio allergie

Lo stress accumulato da una donna incinta può predisporre il nascituro ad allergie ed asma. Questo è quanto rileva uno studo condotto all'Harvard Medical School di Boston (USA). Preoccupazioni, problemi economici e affettivi vissuti da una donna nel periodo di attesa, certo non fanno bene al bambino in grembo. Se la mamma è stressata nel periodo della gravidanza, infatti, ci sono più possibilità che in futuro il bambino sia soggetto ad allergie e asma. Lo studio ha preso in esame 387 bebè e le rispettive mamme. Gli esperti hanno misurato i livelli di IgE (gli anticorpi che scatenano reazioni allergiche), nel sangue del cordone ombelicale, confrontando poi questi valori con il livello di esposizione della mamma ad allergeni, come per esempio gli acari della polvere. I ricercatori hanno valutato il livello di stress vissuto dalla donna nei nove mesi. Dall'analisi è emerso che, indipendentemente dal livello di esposizione da parte della donna ad allergeni, la concentrazione di IgE nel sangue del cordone ombelicale, è alta quando la mamma ha vissuto situazioni stressanti in gravidanza.

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PostHeaderIcon Quando introdurre il latte vaccino

Quando introdurre il latte vccino

Esiste sicuramente un eccesso di prudenza nel comportamento di alcuni pediatri che, per timore di causare intolleranze alimentari o di allergie (asma, crosta lattea, etc) o di somministrare al piccolo un'alimentazione poco equilibrata (ad esempio un eccesso di proteine), tendono a ritardare molto l'introduzione del latte vaccino fresco.

Bisogna, però, fare alcune considerazioni a tal proposito: per quanto riguarda il timore di allergie è opportuno ricordare che i normali latti artificiali in commercio sono tutti derivati dal latte vaccino e contengono quindi le proteine - le eventuali responsabili di allergie – i grassi e i carboidrati del latte vaccino. Inoltre, il periodo nel quale l'organismo del bambino è più a rischio di intolleranza alle sostanze contenute nel latte vaccino, sembra essere quello dei primi mesi di vita; pertanto l'ipotesi di non introdurre questo alimento potrebbe essere accettata solo a condizione di avere la certezza che tutte le madri possano allattare al seno fino e oltre il 6° mese, cosa che statisticamente non avviene. Infatti le mamme, soprattutto per motivi di lavoro, interrompono o integrano l'allattamento naturale dopo il 3° mese: quindi, prima o poi, si è costretti a dare al bebè il latte artificiale (come detto derivato dal latte vaccino). Quindi solo in quei casi, in verità poco frequenti, di comprovata presenza di intolleranze o allergie alimentari nella famiglia del bambino, può essere giustificabile ritardare la somministrazione di latte vaccino.

L'altro timore è l'alimentazione non equilibrata, ed è proprio per ovviare a questo problema che il latte vaccino viene diluito con acqua e addizionato con carboidrati.

  • Quando si può introdurre il latte vaccino?

Intorno al 7°-8° mese si può passare dal latte artificiale di proseguimento al latte vaccino (detto anche latte della latteria). Del resto, come già accennato, tutti i latti in polvere, compreso il latte di proseguimento, sono derivati da quello vaccino, e ne mantengono quindi molte caratteristiche.

Si noti che negli ultimi anni, le case produttrici di latte, con l'obiettivo di dare al bambino un alimento sempre più raffinato, hanno prodotto latti artificiali da somministrare per molti mesi ancora dopo il 7° (si parla addirittura fino al 2° anno!). Molti pediatri consigliano alle mamme questi latti, che vengono chiamati 'latti per la crescita'. Le motivazioni 'scientifiche' alla base di queste indicazioni, però, non convincono sufficientemente per giustificarne il costo (nettamente superiore al latte vaccino) e neppuro l'uso. I bambini, infatti, assorbono e crescono altrettanto bene con il latte vaccino, e spesso lo gradiscono di più.

  • Come si deve somministrare il latte vaccino?

Il latte vaccino ha un potere calorico assimilabile a quello del latte materno, ma si distingue perchè contiene quantità tre volte superiori di proteine e sali minerali, nonchè una quantità inferiore di carboidrati (o zuccheri) e, in misura minore, grassi. Pertanto proprio per queste caratteristiche il latte vaccino va 'corretto', diluendolo con l'acqua (preferibilmente minerale).

La quantità di acqua da aggiungere deve essere pari a 1/3 della quantità di latte: bisogna versare nel biberon 2 parti di latte e 1 parte di acqua. Per un pasto di 150g sono necessari, ad esempio, 100g di latte e 50g di acqua.

  • Bisogna aggiungere qualcosa al latte vaccino?

Sì, i carboidrati. Quindi farine di ogni tipo o biscotti: ad esempio, per un pasto di 150g è necessario aggiungere 7,5g di carboidrati (pari al 5%).

  • Quale latte vaccino scegliere?

E' bene scegliere latte intero pastorizzato. 'Pastorizzazione' significa sterilizzazione relativa, e quindi il latte è a 'breve conservazione'. La pastorizzazione è un metodo che consente di distruggere i germi senza alterare in modosignificativo la composizone e la qualità del latte.

Tutti i latti delle centrali hanno queste caratteristiche comuni, quindi sono esattamente uguali fra loro. Questo è rassicurante per le mamme che, soprattutto durante le vacanze, hanno timore di dover cambiare il tipo di latte cambiando temporaneamente residenza.

  • Si può usare il latte a lunga conservazione?

Sì. In caso di difficltà a reperire il latte fresco, si potrà dare al piccolo per un certo periodo, anche il latte a lunga conservazione, senza che questo provochi alcun particolare danno.

  • Sì può dare al bambino il latte appena munto?

Purtroppo il latte vaccino ha un elevato 'inquinamento' batterico. Per questo motivo il latte vaccino prima di essere sommistrato ai bambini, deve essere precedentemente sterilizzato. Pertanto, se si decide di dare al piccolo il latte appena munto, ricordatevi di bollirlo bene, a fuoco lento, per almeno 10 minuti, mescolando di continuo per evitare che fuoriesca dal pentolino. Ovviamente bollire il latte significa anche distruggere molti principi nutritivi.

Recentemente alcune aziende agricole distribuiscono e vendono il latte appena munto. Anche se la provenienza di tale latte sarà di allaevamenti ben selezionati e rigorosamente controllati, è comunque opportuno informarsi bene e chiedere un parere al pediatra, prima di alimentare il proprio bebè con questo tipo di latte.

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  Lettura consigliata: Ebook "Mamme Unite Guida Pratica per Uscire Indenni da Pappa, Nanna, Pianto, Capricci e Vasino" di Manuela Silverswan http://www.mammeunite.it/OffertaSpeciale.html 

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