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PostHeaderIcon Bambini tiranni? E’ colpa dei genitori

Bambini tiranni? E' colpa dei genitori

Sempre più spesso si assiste a discussioni terribili fra bambini e genitori, in cui i piccoli arrivano ad essere molto prepotenti. Secondo il parere degli esperti la causa di questo modo di agire è una cattiva educazione impartita dai genitori.

Certi comportamenti sono infatti la conseguenza di un atteggiamento troppo permissivo da parte degli adulti, che dovrebbero invece stabilire delle regole oltre le quali non si dovrebbe andare. Se questo non avviene, il piccolo potrà essere influenzato negativamente dai media e da alcuni giochi a comportarsi in maniera sbagliata.
Educare e crescere un bimbo è sicuramente difficile, richiede molto tempo e pazienza. Ma correggerli sin da piccoli è fondamentale, poiché se adesso questi atteggiamenti tiranneggianti possono provocare dispiaceri e nervosismo, in futuro potrebbero tramutarsi in qualcosa di peggiore per il proprio figlio.
 
Ecco alcune brevi linee guida:
 
Spesso i genitori agiscono con poca chiarezza e fermezza.
 
Con il vostro bambino cercate di evitare di:
  • Rimproverarlo
  • Chiedergli il perché del suo atteggiamento
  • Pregarlo
  • Avanzare richieste senza seguito
  • Fare avvertimenti senza conseguenze del tipo “se..allora”
  • Fare finta di niente
 
I comportamenti ostili dei genitori rovinano il rapporto con il figlio.
 
Con il vostro bambino cercate di evitare di:
  • Rimproverarlo e insultarlo
  • Minacciarlo e imporgli castighi severi
  • Picchiarlo
 
Cercate invece di:
  • Stabilite delle regole a seconda delle sue esigenze
  • Parlare in modo chiaro con il vostro bambino. Fategli richieste precise, controllate il tono di voce e il linguaggio del corpo e ripetetegli più volte chiaramente quello che deve fare
  • Fate seguire i fatti alle parole.
  • Meglio incentivare il bambino piuttosto che minacciarlo con punizioni
  • Non premiate nemmeno involontariamente un comportamento sbagliato del bambino
  • Ascoltatelo e fate attenzione alle sue esigenze
  • Parlategli in prima persona (messaggi di responsabilità)
  • Insegnategli ad assumersi le proprie responsabilità
  • Introducete rituali fissi
  • Rivolgente al bambino la giusta attenzione, in modo che non debba lottare per ottenerla
 
Quando vi comportate in modo ostile, sappiate che il bambino assimilerà la vostra condotta e tenderà ad imitarla. Potreste inoltre distruggere la sua fiducia in se stesso, mettergli ansia e scatenare in lui un desiderio di vendetta.
 
Seguendo queste indicazioni riuscirete ad insegnargli le regole, otterrete che lui vi ascolti, che vi prenda sul serio, rendendo così inutile la lotta per ricevere le sue attenzioni.

 

Lettura consigliata: Ebook "Mamme Unite Guida Pratica per Uscire Indenni da Pappa, Nanna, Pianto, Capricci e Vasino" di Manuela Silverswan http://www.mammeunite.it/OffertaSpeciale.html

PostHeaderIcon Il primo NO! Come farsi rispettare dai bambini

Il primo No! Come farsi rispettare dai bambini

Da un po’ di tempo il suo vocabolario si è ridotto a queste due lettere: "NO!". Sembra non sappia dire altro che NO, caparbio e insistente e magari accentuato da un battere di piedino a terra! Ma dov’è finito quel bambino angelico che ci sorrideva e rideva ogni volta che sentiva la nostra voce?  E che ne sarà di lui? Diventerà uno di quei bulli o di quei ragazzini che si sentono al telegiornale? Non è il caso di drammatizzare. Del resto, fin dai primi mesi di vita del piccolo, siamo noi "i maestri del NO"..si arrampica sul divano, e sente un "NO!"; svuota i cassetti dell’armadio, e ancora sente dire da noi un altro "NO!", che lo paralizza.

Il primo "NO!"

Stranamente i bambini imparano a dire prima di NO e solo dopo i 2 anni iniziano a dire Sì. Per i bambini il NO è il primo suono che corrisponde non ad una cosa concreta, bensì ad un concetto. Negando, paradossalmente, affermano se stessi e i loro gusti, i loro desideri, quelli che gli adulti chiamano capricci. Non sanno quello che vogliono, ma insistono per averlo. I loro capricci e le loro cocciutaggini rappresentano la più completa dichiarazione di identità. Il No, in questa fase, è per il bambino un passo decisivo per affermare la sua indipendenza e imparare a difendere il suo punto di vista.

A volte, però, al muro del NO del bambino, ci vediamo obbligati a opporre a nostra volta dei no. Una decisione dolorosa, ma inevitabile.. Partiamo con delle frasi gentili e lui dice "NO!" Usiamo la tattica del polso fermo, e lui diventa più cocciuto di un mulo. Lo ignoriamo e continuiamo a fare come se niente fosse, e lui scoppia a piangere. Facciamo finta di andarcene, e ci lancia dietro una parolaccia. Facile dire che bisognerebbe porre dei limiti, ma come?

Come farsi rispettare dai bambini

Imponendo la nostra autorità con la forza, con punizioni o frasi del tipo: "Devi rispettarmi perchè io sono tua madre, o tuo padre", non otterremo nulla, solo una forte resistenza da parte del bambino. Diversamente, bisognerà creare un riferimento interno, una vocina che dica al piccolo: ‘Questo si può fare, questo no’. Solo in questo modo le regole verranno interiorizzate, portando il bambino a domandarsi: ‘Chissà se questo dispiacerebbe a..?’

Il bambino imparerà a capire le esigenze degli altri, se noi stessi ci rivolgeremo a lui con la stessa attitudine. Ecco, dunque, cosa consigliano gli esperti:

  • Se vogliamo farci rispettare dai bambini, bisogna fare in modo che desiderino rispettarci, così come noi facciamo con loro. Quando rimproveriamo nostro figlio, non dobbiamo MAI dare l’impressione di imporre il nostro Io. E se lo abbiamo offeso, parliamone con lui: "Mi dispiace, non avrei dovuto gridare, prima". Non dar peso alla nostra ira equivale ad insegnargli ad essere irosi.
  • Quando ci rivolgiamo al bambino, riflettiamo bene e pensiamo: ‘Se qualcuno mi parlasse con questo tono, mi piacerebbe?’. Dal momento che siamo noi gli adulti, spetta a noi il primo passo. Cerchiamo dunque, di avere un tono di voce rassicurante e pacato, che rende il piccolo più disponibile a fare quello che chiediamo. Impegniamoci a ridurre il tono di voce, e in poco tempo vedremo cambiare il comportamento dei nostri figli.
  • Come noi ci sforziamo di non prendercela con loro quando ci fanno arrabbiare, così i nostri figli devono imparare che non si dice: "Mamma sei brutta, cattiva, non ti voglio più!", ma piuttosto: "Mi hai fatto arrabbiare". E’ importante che il nostro piccolo impari come certe espressioni offendono e fanno soffrire. Scegliamo, dunque, un momento in cui si è soli, evitando scene umilianti in pubblico, e parliamogli con calma: "Io resto molto male quando mi dici queste parole", "Se mi dai della brutta, della cattiva, della scema mi offendo molto", "Mi dispiace sentirti dire quella parola. Soprattutto quando siamo con altre parole mi mette in imbarazzo". In questo modo non si insulta il bambino, non lo si accusa, nè si afferma scandalizzati che le parolacce sono un male in sè. Alla fine rassicuriamolo del nostro amore: non è lui che non ci piace, ma le sue parole, e queste si possono cambiare.
  • Allo stesso modo, è fondamentale insegnare al bambino a discutere con noi senza giudicare, nè negare le nostre parole. Questo non significa reprimere quello che pensa, anzi! Il piccolo può parlare di tutto, ma con rispetto. Pertanto, espressioni tipo: "Non è vero! Ho ragione io!", "Invece sì!", andrebbero evitate con dolcezza: "Ti piacerebbe che quando mi racconti qualcosa ti dicessi che non è vero?".
  • Anche piccoli gesti simbolici di attenzione possono educare il bambino. Sono le stesse cure che abbiamo per lui quando gli portiamo l’acqua, lo accompagnamo a scuola, mettiamo in ordine i suoi vestiti. Chiediamo al piccolo di fare altrettanto per noi (ovviamente in relazione alla sua età): siamo felici di bere l’acqua che ci ha versato per noi, o di trovare nel cassetto una maglietta che lui stesso ha piegato, seppur malamente. Sono sufficienti piccoli gesti simbolici, affinchè i nostri figli acquisiscano un sentimento di gratitudine che non si basa sui sensi di colpa ("I miei genitori fanno tanti sacrifici per me"), ma su sentimenti di amore reciproco ("I miei genitori fanno per me tutto quello che possono, ed io altrettanto").
  • Non bisogna preoccuparsi troppo se a volte perdiamo la pazienza: non sempre si è disponibili e disposti ad ascoltare i propri figli. L’importante è far sentire loro che facciamo il possibile per riuscirci.

 

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    Qui di seguito un quadro riassuntivo delle principali caratteristiche delle malattie infettive della pelle, spesso ad andamento epidemico, che colpiscono il bambino. Malattia Esantematica Tempo di incubazione (da quando si contrae a quando si manifesta) Durata infezione Come riconoscerla Che cosa fare VARICELLA 14-21 giorni Da 2 giorni prima a 5 giorni dopo […]
    admin
aprile: 2014
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