Articoli marcati con tag ‘Alimentazione del bambino’

PostHeaderIcon Quando rifiuta frutta e verdura: 3 consigli pratici

quando rifiuta frutta e verdura

 

  • Il primo passo per invogliarli a consumare frutta e verdura è che i genitori diano il buon esempio. Infatti i bambini imparano per imitazione! Abituatevi dunque anche voi ad assumere regolarmente frutta e verdura.

 

  • Il trucco è prepararle nel modo giusto: per i più piccoli è infatti importante consumare i cibi con facilità e, se possibile, condividete questo momento. E’ essenziale che frutta e verdura siano colorate e non abbiano un sapore troppo forte. L’aspetto ludico e visivo è determinante: perché non creare buffe figure con l’aiuto del tuo piccolo? Fettine di carote per capelli, due olive per gli occhi, un pomodorino per il naso, un gambo di sedano per la bocca ed ecco un simpatico pagliaccio!

 

  • E’ importantissimo usare la fantasia anche in cucina. L’importante, però, è non mettersi in condizione di far decidere al bambino se mangiare ‘frutta o verdura’, desistendo davanti ad un rifiuto o ai capricci per ripiegare su cibi alternativi. Meglio mangiare meno un giorno che assumere abitudini sbagliate.

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PostHeaderIcon Mousse di ricotta e banane (a partire dai 18mesi)

Mousse di ricotta e banane 

Preparazione: 10 minuti / 1 porzione

Ingredienti:

  • 40 g di ricotta fresca
  • mezza banana matura 
  • 1 cucchiaio di miele 
  • 2 cucchiai di yogurt 

Preparazione:

  • Tagliate a pezzetti la banana e schiacciatela bene con la forchetta. 
  • Unite la ricotta e lo yogurt e lavora bene il tutto sempre con la forchetta. 
  • Aggiungete da ultimo il miele e mescolate bene in modo da ottenere un crema omogenea. 
  • Servite la mousse guarnendola con fettine di banana.

 


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PostHeaderIcon Quando introdurre il latte vaccino

Quando introdurre il latte vccino

Esiste sicuramente un eccesso di prudenza nel comportamento di alcuni pediatri che, per timore di causare intolleranze alimentari o di allergie (asma, crosta lattea, etc) o di somministrare al piccolo un'alimentazione poco equilibrata (ad esempio un eccesso di proteine), tendono a ritardare molto l'introduzione del latte vaccino fresco.

Bisogna, però, fare alcune considerazioni a tal proposito: per quanto riguarda il timore di allergie è opportuno ricordare che i normali latti artificiali in commercio sono tutti derivati dal latte vaccino e contengono quindi le proteine - le eventuali responsabili di allergie – i grassi e i carboidrati del latte vaccino. Inoltre, il periodo nel quale l'organismo del bambino è più a rischio di intolleranza alle sostanze contenute nel latte vaccino, sembra essere quello dei primi mesi di vita; pertanto l'ipotesi di non introdurre questo alimento potrebbe essere accettata solo a condizione di avere la certezza che tutte le madri possano allattare al seno fino e oltre il 6° mese, cosa che statisticamente non avviene. Infatti le mamme, soprattutto per motivi di lavoro, interrompono o integrano l'allattamento naturale dopo il 3° mese: quindi, prima o poi, si è costretti a dare al bebè il latte artificiale (come detto derivato dal latte vaccino). Quindi solo in quei casi, in verità poco frequenti, di comprovata presenza di intolleranze o allergie alimentari nella famiglia del bambino, può essere giustificabile ritardare la somministrazione di latte vaccino.

L'altro timore è l'alimentazione non equilibrata, ed è proprio per ovviare a questo problema che il latte vaccino viene diluito con acqua e addizionato con carboidrati.

  • Quando si può introdurre il latte vaccino?

Intorno al 7°-8° mese si può passare dal latte artificiale di proseguimento al latte vaccino (detto anche latte della latteria). Del resto, come già accennato, tutti i latti in polvere, compreso il latte di proseguimento, sono derivati da quello vaccino, e ne mantengono quindi molte caratteristiche.

Si noti che negli ultimi anni, le case produttrici di latte, con l'obiettivo di dare al bambino un alimento sempre più raffinato, hanno prodotto latti artificiali da somministrare per molti mesi ancora dopo il 7° (si parla addirittura fino al 2° anno!). Molti pediatri consigliano alle mamme questi latti, che vengono chiamati 'latti per la crescita'. Le motivazioni 'scientifiche' alla base di queste indicazioni, però, non convincono sufficientemente per giustificarne il costo (nettamente superiore al latte vaccino) e neppuro l'uso. I bambini, infatti, assorbono e crescono altrettanto bene con il latte vaccino, e spesso lo gradiscono di più.

  • Come si deve somministrare il latte vaccino?

Il latte vaccino ha un potere calorico assimilabile a quello del latte materno, ma si distingue perchè contiene quantità tre volte superiori di proteine e sali minerali, nonchè una quantità inferiore di carboidrati (o zuccheri) e, in misura minore, grassi. Pertanto proprio per queste caratteristiche il latte vaccino va 'corretto', diluendolo con l'acqua (preferibilmente minerale).

La quantità di acqua da aggiungere deve essere pari a 1/3 della quantità di latte: bisogna versare nel biberon 2 parti di latte e 1 parte di acqua. Per un pasto di 150g sono necessari, ad esempio, 100g di latte e 50g di acqua.

  • Bisogna aggiungere qualcosa al latte vaccino?

Sì, i carboidrati. Quindi farine di ogni tipo o biscotti: ad esempio, per un pasto di 150g è necessario aggiungere 7,5g di carboidrati (pari al 5%).

  • Quale latte vaccino scegliere?

E' bene scegliere latte intero pastorizzato. 'Pastorizzazione' significa sterilizzazione relativa, e quindi il latte è a 'breve conservazione'. La pastorizzazione è un metodo che consente di distruggere i germi senza alterare in modosignificativo la composizone e la qualità del latte.

Tutti i latti delle centrali hanno queste caratteristiche comuni, quindi sono esattamente uguali fra loro. Questo è rassicurante per le mamme che, soprattutto durante le vacanze, hanno timore di dover cambiare il tipo di latte cambiando temporaneamente residenza.

  • Si può usare il latte a lunga conservazione?

Sì. In caso di difficltà a reperire il latte fresco, si potrà dare al piccolo per un certo periodo, anche il latte a lunga conservazione, senza che questo provochi alcun particolare danno.

  • Sì può dare al bambino il latte appena munto?

Purtroppo il latte vaccino ha un elevato 'inquinamento' batterico. Per questo motivo il latte vaccino prima di essere sommistrato ai bambini, deve essere precedentemente sterilizzato. Pertanto, se si decide di dare al piccolo il latte appena munto, ricordatevi di bollirlo bene, a fuoco lento, per almeno 10 minuti, mescolando di continuo per evitare che fuoriesca dal pentolino. Ovviamente bollire il latte significa anche distruggere molti principi nutritivi.

Recentemente alcune aziende agricole distribuiscono e vendono il latte appena munto. Anche se la provenienza di tale latte sarà di allaevamenti ben selezionati e rigorosamente controllati, è comunque opportuno informarsi bene e chiedere un parere al pediatra, prima di alimentare il proprio bebè con questo tipo di latte.

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PostHeaderIcon L’alimentazione giusta in caso di.. malanni di stagione

L'alimentazione giusta in caso di..malanni di stagione

I malanni di stagione si sa, lasciano il fisico dei bambini debilitato. Come fare per evitare spiacevoli ricadute? E’ sufficiente prestare un po’ di attenzione al cibo, sia durante il corso della malattia, sia subito dopo. Ecco qualche consiglio:

Se il piccolo ha l’influenza con febbre alta

  • Un giorno di digiuno all’inizio della malattia non dovrà essere causa di allarmismi, anzi è raccomandabile in quanto permette al fisico del bambino di risparmiare energie che impiegherebbe nella digestione.
  • Bere molto e di frequente anche a piccole dosi. Soprattutto in caso di febbre, il piccolo ha bisogno di riacquistare i liquidi persi con la traspirazione che aumenta e la respirazione che si fa più frequente.
  • Offritegli bevande leggermente zuccherate, come i succhi di frutta o spremute. In questo modo contrasterete anche l’acetone, che spesso nei piccoli si accompagna con la febbre.
  • Porzioni ridotte. Terminata la fase acuta della malattia, l’alimentazione potrà tornare via via con i cibi soliti, ma attenzione a non insistere e a non esagerare con le porzioni.
  • Meglio fare degli spuntini. Durante i primi giorni di convalescenza è meglio offrire al bambino diversi spuntini durante la giornata (anche 6 o 7), anzichè un vero pasto completo a pranzo e a cena. Questo per non impegnare eccessivamente la digestione.
  • Meglio pasta e riso, fondamentali sorgenti di energia, purchè preparati in bianco, con olio e formaggio o con un condimento leggero di verdura.
  • Frutta e verdura fondamentali fornitori di vitamine che aiutano a rinforzare le difese ed evitare che il fisico indebolito del bambino sia subito preda di germi. La frutta può essere proposta al piccolo anche come macedonia o frullata e la verdura anche cotta e passata.
  • Il pesce bianco (sogliola, nasello, trota..), lessato o al vapore, è essenziale per l’incremento di proteine e ferro, necessari per la sua ripresa.
  • Anche la carne (vitelllo, pollo, tacchino) e il prosciutto cotto (privato del grasso) sono fonte di proteine. Da cuocere però, con pochi grassi aggiunti.

Se vostro figlio ha il raffreddore

  • Somministrategli spesso liquidi: bere molto aiuta a guarire prima dal raffreddore. Bere, infatti, aiuta a fluidificare il muco nasale, prevenendo così complicazioni come bronchiti o faringiti.
  • Meglio minestre con brodo di pollo, anzichè la pasta asciutta. Nuove ricerche condotte presso l’università del Nebraska, hanno infatti accertato che il brodo di pollo contiene particolari sostanze che regolano la secrezione di muco le quali, unite alla cisteina (un aminoacido con proprietà mucolitiche, presente anch’esso nel brodo di pollo) sono in grado di bloccare le manifestazioni tipiche del raffreddore.
  • Sì al gelato in caso di mal di gola. Il gelato infatti, non solo gratifica il piccolo, ma dà sollievo alle mucose irritate.

In caso anche di tosse

  • Lasciate che il piccolo mangi quando e quanto si sente. Non insistete se vostro figlio non vuole mangiare. Anche in caso di tosse, insistere potrebbe essere controproducente, poichè aumenterebbero le tensioni.
  • Tanti piccoli pasti, anzichè tutto concentrato a pranzo e a cena. Lo stomaco pieno, infatti, risente maggiormente delle contrazioni indotte dai colpi di tosse, con il rischio che il piccolo vomiti o abbia una cattiva digestione.
  • Cipolle e aglio svolgono un’azione decongestionante delle mucose. Ma non sempre il piccolo li gradisce.

In caso di vomito

  • Digiuno assoluto. Col vomito tentare di introdurre cibi solidi non farebbe altro che peggiorare le cose.
  • Somministrategli acqua fresca leggermente zuccherata. Soprattutto durante la sua fase più intensa, è bene offrire al bambino piccoli sorsi (anche con il cucchiaino) di acqua e zucchero: anche se rigetta di nuovo, l’importante è che il bambino non si disidrati vomitando senza bere.
  • Dopo il vomito cibi leggeri.
  • Il pane tostato (non bruciacchiato) è più digeribile di quello fresco, questo grazie al minor contenuto di umidità.
  • Pasta e riso poco conditi.
  • Da evitare assolutamente i sughi piccanti, che potrebbero irritare le pareti gastriche.
  • Frutta: no per qualche giorno alle arance e gli altri agrumi. Sì invece alla banana che svolge un’azione protettiva sulle mucose dello stomaco.
  • No alla verdura cruda: dopo un’influenza con vomito potrebbe risultare poco digeribile. Meglio quella cotta e poco fibrosa come zucchine o patate lesse.
  • Sì al pesce al vapore o lessato, purchè il suo aroma non disturbi il piccolo: alcuni bambini, infatti, per qualche giorno dopo il vomito, hanno un rifiuto spontaneo del pesce.
  • Preferire le carni bianche. Pollo, tacchino e coniglio sono infatti facilmente digeribili grazie alla loro magrezza e alla particolare finezza delle fibre muscolari.

In caso di diarrea

  • Evitate la disidratazione facendo bere di frequente il bimbo: acqua, tè deteinato o spremute di agrumi somministrati a piccoli sorsi.
  • Efficace anche l’acqua di riso, che si ottiene facendo bollire per 30 minuti 40g di riso in un litro di acqua. Il riso viene poi eliminato e si consuma il liquido rimasto, bevendolo a piccoli sorsi durante la giornata. Ha un’azione astringente e antinfiammatoria.
  • Per i più piccoli in particolare, tornare all’alimentazione solida dopo un episodio di gastroenterite, deve avvenire in modo molto graduale, evitando per i primi giorni frutta e verdura, le cui fibre potrebbero irritare ulteriormente l’intestino.

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PostHeaderIcon Al nido mangia tutto, ma a casa fa i capricci

Al nido mangia tutto, ma a casa fa i capricci

Quante volte a noi mamme succede? Il nostro piccolo sembra apprezzare molto di più i manicaretti del nido, che le nostre doti culinarie, e sebbene ci sforziamo di elaborare pappe sane e gustose, spesso a casa, il nostro piccolo fà i capricci per mangiare..perchè?

Bisogna fare prima di tutto un’osservazione: l’appetito di nostro figlio, che mangia al nido, dipende soprattutto dalle reazione di noi genitori. Infatti, per noi mamme è molto importante il pasto del nostro piccolo, che trascorre l’intera giornata fuori casa. Spesso però, è proprio questa la prima causa di ansia di noi mamme, perchè non abbiamo la situazione sotto controllo e non sappiamo se nostro figlio mangia (quanto e come). Ansia, che come si sa, si riflette sul piccolo. Ecco dunque qualche consiglio..

  • Anche se può non essere facile, impara ad accettare l’autonomia del tuo bambino mentre impara a mangiare da solo, dopo la fase di stretta dipendenza dell’allattamento e del primo svezzamento. Molte mamme, infatti, sono così peoccupate per la crescita del proprio bambino, che temono che a scuola il piccolo non assuma tutti i nutrienti necessari, come, per esempio, la paura che possa non mangiare la carne. Così ci sono bambini che non mangiano a casa, mentre si nutrono bene in classe, proprio perchè svincolati dalle aspettative familiari.
  • Trasforma il momento della pappa in un gioco e non in un conflitto con il tuo bambino! Molti genitori, infatti, vivono in modo più viscerale il fatto che il piccolo mangi poco o tanto, interpretandolo come un giudizio su se stessi, e traformando così il pasto del piccolo, in una piccola guerra. Bisogna invece prendera atto che  nostro figlio al nido, accetta la supervisione a distanza delle educatrici, che incoraggiano la sua atonomia, invece a casa "pretende" la nostra vicinanza.
  • Al nido e a scuola valgono regole che a volte saltano in famiglia e che danno più gusto al cibo che si consuma. Adotta quindi, anche tu qualche piccola buona regola durante i pasti di tuo figlio, come per esempio, niente TV mentre si mangia, e orari fissi, ma flessibili. Infatti è  importante che il piccolo possa manipolare e giocare con il cibo anche a casa, e non solo al nido! Quindi prenditi un po’ più di tempo e trasforma il pasto di tuo figlio in un momento da condividere serenamente tutti insieme.

 

PostHeaderIcon 10 passi verso lo Svezzamento

10 passi verso lo svezzamento

E’ finalmente arrivato il momento per il tuo bimbo di far assaggiare nuovi sapori. Ma come iniziare lo svezzamento? Ho ascoltato in merito, un gruppo di mamme alle prese con i loro "svezzamenti" e ho raccolto così i loro consigli. Ecco, dunque, i 10 passi più importanti da seguire verso uno svezzamento senza problemi:

  1. Il tuo bambino è pronto? Monia è la mamma di Lara, 16 settimane. Anche Luisa ha un bambino di 16 settimane, Diego. Lara però non è ancora pronta per affrontare i cibi solidi; Diego, invece sì! Si sa, non tutti i bambini sono uguali. Soprattutto per quanto concerne lo svezzamento, non esiste una "regola fissa" per tutti. Se il tuo bimbo non ha ancora 4 mesi o se è un bebè prematuro, ma tu ritieni che sia arrivato il momento, prima di iniziare lo svezzamento, consigliati con il pediatra: i reni del piccolo e il suo apparato digerente, infatti, potrebbero non essere ancora maturi per assumere i cibi solidi.
  2. Prepara l’attrezzatura. Serena, mamma del piccolo Simone (5 mesi) e di Matteo (3 anni) dice: "Con Matteo non ho avuto nessuna difficoltà ad iniziare lo svezzamento, anche se all’inizio non ero molto organizzata. Ora con Simone iniziare sarà molto più semplice! Vi consiglio di organizzare tutti gli "strumenti" prima, in modo da non trovarvi con un bambino che vi strilla come l’esorcista e la pappa schizzata sul soffitto!". Vi occorrono: un piatto (preferibilmente di plastica) o una terrina, diversi cucchiaini (quelli piccoli di plastica sono i migliori), alcuni contenitori con coperchio (per la congelazione) e un mixer da cucina (è molto importante che le pappe frullate siano prive di grumi). Poi, pulisci con cura tutto quello che utilizzi per preparare la pappa.
  3. Scegli il giorno e l’ora giusta. "A Denise, che ora ha 3 anni, ho iniziato verso i 5 mesi a farle assaggiare la frutta. All’inizio è stato un vero disastro! Non avevo assolutamente idea di come si svezzasse un bambino e quale fosse il momento giusto per iniziare. Poi ho imparato.. soprattutto a seguire il suo ritmo" dice Laura, mamma anche di Valentina (3 mesi). Come Laura, anche tu dovrai cercare di seguire il ritmo del tuo piccolo: quando decidi di iniziare lo svezzamento, scegli un momento in cui il tuo bimbo non sia stanco nè troppo affamato. Prova dopo che ha fatto il sonnellino o a metà poppata, quando ancora non è del tutto sazio. La cosa importante in questa fase iniziale è fargli conoscere sapori e consistenza dei cibi. Cerca dunque, di non essere ansiosa, poichè il tuo piccolo coglie ogni tuo stato d’animo.
  4. Soltanto un "pochino" di pappa per iniziare. Stefania, 6 mesi, non ne voleva sapere di assaggiare i nuovi cibi. La sua mamma ha risolto così: "..forse vedere il cucchiaino pieno di pappa la spaventava. Quindi ho iniziato con un pochino di crema di riso, mescolata al suo solito latte. Ho avvicinato il cucchiaino alle sue labbra e.. miracolo, la mia Stefy ha iniziato a succhiare il nuovo cibo!" Non è necessario, infatti, mettergli tutto il cucchiaino in bocca. All’inizio la quantità di cibo deve essere minima e potrà essere aumentata gradualmente.
  5. Quando gli dai la pappa, sorridi e parla con il tuo bebè. "Lory è davvero uno spasso quando gli do la pappa. Ridiamo e cantiamo insieme e lui sembra gradire ogni giorno di più i nuovi cibi.." dice Claudia, mamma di Lorenzo, 7 mesi. Se sarai allegra e molto rilassata, il tuo bimbo accetterà di mangiare più volentieri e scoprirete insieme che questo momento può anche essere davvero divertente.
  6. Non devi sforzarlo mai. Su questo punto tutte le mamme che ho avuto occasione di intervistare, sono state assolutamente d’accordo: lo svezzamento non è una gara a cronometro, il bambino ha bisogno di tempo per abituarsi ai nuovi sapori. Quindi, se volta la testa o sputa la pappa, è del tutto normale! Il piccolo non dovrà essere assolutamente obbligato a mangiare. Dagli il suo latte e domani proverai a riproporgli la sua pappa, magari cambiando sapore (se noti che non gradisce la crema di riso, prova a offrirgli un purè di carote). Non demoralizzarti: quando sarà il momento, le cose andranno meglio.
  7. Cerca di variare i gusti. Michela, mamma di Maria, 7 mesi, dice: "Ho iniziato da circa un mese a svezzare Maria. All’inizio per una settimana, le ho dato un po’ di crema di riso col latte. Poi ho aggiunto la frutta e ora sto introducendo la verdura. Sta andando tutto a meraviglia!". Ogni volta che cambi il tipo di alimento, devi continuare ad offrirglielo al tuo bambino per almeno quattro giorni consecutivi, questo per abituarlo meglio al nuovo sapore. Inoltre, abbi sempre cura di preparare pappe sufficientemente liquide.
  8. Spuntini per abituarlo a masticare. "Quando Mattia aveva circa 8 mesi" dice Teresa, sua mamma "a volte, tra una pappa e l’altra, gli davo per merenda pane tostato o una banana o un biscotto". Tra i sei e i nove mesi, il piccolo potrà fare tre pasti leggeri al giorno (avendo cura di non aggiungere mai il sale). Per merenda potrai offrirgli una fetta di pane tostato, un biscotto o altri cibi un po’ più solidi, ideali per abituarlo a masticare. Non lasciarlo però, mai solo mentre mangia questi alimenti, poichè potrebbe andargli un boccone di traverso.
  9. Lascia che pasticci con la pappa. Paola, mamma di Christian, 7 mesi: "Quando do la pappa a Christian la cucina si trasforma in un campo di battaglia. Christian si diverte a pastrugnare la pappa con le manine, con la faccia ma anche con i cucchiaini che gli do per giocare. Qualcosa alla fine gli entra anche in bocca!" Dopo i sei mesi, il piccolo vorrà tenere da solo il cucchiaino. Mentre gli dai la pappa, fallo giocare con un altro cucchiaino, così cercherà di mangiare da solo. Da questo momento il bimbo può mangiare di tutto (escluso l’uovo, che è bene introdurlo verso l’anno), sempre frullando i cibi o tagliandoli a pezzettini molto piccoli.
  10. Non svegliarlo per mangiare. Lucia, mamma di Marco, 8 mesi, all’inizio dello svezzamento ha adottato sin da subito un comportamento rigido, facendo mangiare il piccolo ad orari prestabiliti, senza mai cedere: "..ma presto mi sono accorta dell’errore. E’ del tutto inutile svegliare un bambino che dorme per farlo mangiare, perchè non mangerà! Anzi, Marco restava di malumore per il resto della giornata e spesso mi saltava anche il pasto successivo." E’ proprio così! Concordano in coro tutte le altre mamme. Se il piccolo sta dormendo durante l’ora in cui di solito mangia, non svegliarlo e lascialo riposare. Anche se dorme per parecchio tempo, significa che è proprio questo, quello di cui aveva realmente bisogno. Quindi aspetta che si svegli da solo e dagli da mangiare anche se è l’ora della merenda e quando arriva l’ora di cena, offrigli qualcosa di più leggero.

Inoltre..

COSA FARE

  • Controlla sempre la temperatura della pappa.
  • Lavati le mani prima e durante la preparazione delle pietanze.
  • Tieni pulito il ripiano da cucina, dove prepari la sua pappa.
  • Fai seguire a tuo figlio una dieta equilibrata.
  • Evita di aggiungere alle sue pappe dolcificanti, zucchero, miele, spezie e soprattutto il sale.
  • Se il bimbo ha meno si 6 mesi, devi evitare: formaggi non pastorizzati o formaggi molli, coe il gorgonzola; il latte vaccino; gli agrumi; le uova; gli alimenti che contengono glutine (leggi sempre gli ingredienti, sulle confezioni); succhi di frutta; patè di fegato; verdure fibrose, come il sedano.
  • Tra i 6 e i 9 mesi, quando il piccolo inizia a mangiare i formaggi e a prendere il latte vaccino, verso il primo anno di età, non dargli prodotti scremati o parzialmente scremati.
  • Verso il nono mese, il bimbo può mangiare quasi tutto. Da evitare le noccioline (soprattutto se in famiglia si sono verificate reazioni allergiche), il miele, le uova sode e i formaggi non pastorizzati.
  • Non devi mai dimenticare il latte. Durante lo svezzamento, assicurati che il tuo bambino assuma latte a sufficienza, sia materno che artificiale. Man mano che aumenterai la quantità di alimenti solidi, il piccolo vorrà bere meno latte, ma dovrai continuare a darglielo.

COSA NON FARE

  • Preparare alimenti crudi, servendosi degli stessi utensili che utilizzi per cucinare altri cibi.
  • Congelare i cibi nel momento in cui sono ancora bollenti: assolutamente sconsigliato!
  • Conservare i cibi che sono avanzati.

Letture Consigliate: http://www.mammeunite.it/

PostHeaderIcon Allattamento misto: dalla mamma e con il biberon

Allattamento misto: dalla mamma al biberon

Alimentazione mista in un lattante: latte materno + latte liquido.

Come regolarsi per le quantità? Quante poppate, quanti biberon che tempo di poppata, che quantità nel biberon. E quando alla poppata segue immediatamente il biberon?

L’alimentazione mista è un problema di difficile generalizzazione in quanto, in alcuni casi, spesso non è necessaria ed in altri la quota di latte materno è talmente irrisoria che mista lo è solo in minima parte ed il bambino è come se fosse allattato solo al biberon. Essendo la gestione di questa alimentazione affidata quasi esclusivamente ai genitori, le regole debbono essere le più semplici e comprensibili possibili senza rendere il loro compito complicato.

La quantità totale di latte (materno + liquido) che il bambino deve prendere in una giornata deve essere orientativamente calcolato in base al peso del bambino, secondo la seguente tabella:

Se pesa (gr.) deve mangiare al giorno numero di pasti
3500 gr 600-650 di latte 100-110 x 6 volte al giorno
4000 gr 650-700 di latte 110-120 x 6 volte al giorno 
4500 gr 700-750 di latte 120-130 x 6 volte al giorno
5000 gr 750-800 di latte 130-150 x 5-6 volte al giorno

Queste cifre debbono essere orientative e, se il bambino prende un po’ meno alimento ma cresce a sufficienza, non va forzato; così pure se dimostra di volerne di più non va limitato eccessivamente. In genere sarebbe opportuno registrare, per 3-4 giorni, le quantità di latte materno assunto (non è facile ma ci si deve provare) per regolarsi su quanto latte liquido andrebbe aggiunto e preparare dei biberon già pronti per i due o tre pasti successivi.

Si può vedere che, in alcuni casi ed in alcuni orari, il latte materno è quasi sufficiente, in altri necessita di un supplemento non esagerato e in altri cospicuo.

Facciamo l’esempio di un bambino che deve prendere, in base al suo peso, 120 gr di latte x 6 volte al giorno; la mamma sperimenta che al mattino, al seno, il bambino ha preso 110 grammi, poi al 2 e 3 pasto ne ha presi 90, al 4 e 5 ne ha presi 60 ed al 6 ne ha presi solo 40 con molta fatica e in 40 minuti. Possiamo dire che il pasto da 110 gr è sufficiente e, se il neonato è soddisfatto, non è necessario nessun supplemento. Ai pasti di 90 sarebbe necessario un supplemento di 30 grammi ma sarà bene darne un po’ di più (40 per esempio) e lasciar scegliere al bambino. Ai pasti di 60 il supplemento dovrebbe essere di 60 grammi (60 materno + 60 liquido = 120). Il pasto della sera di 40 grammi è molto scarso e in questo caso, se la cosa si verifica con puntualità, alla stessa ora e con le stesse cifre, può essere deciso di non attaccare per niente al seno il bambino perché spesso fatica eccessivamente e potrebbe essere stanco dopo la poppata e non prendere il supplemento.

Il problema principale è proprio questo nell’allattamento misto. Il latte materno viene stimolato dalla suzione del bambino e più il bambino.. e più la mamma produce latte: quindi, prima di prendere la decisione di far saltare una poppata al seno, debbono esserci motivi fondati. Infatti il latte materno, oltre al fattore nutritivo, ha il gran pregio di essere un latte "vivo" con fattori protettivi esclusivi di questo alimento (anticorpi, cellule ed altri elementi) per cui anche le piccole quantità hanno un valore importante.

Dall’altra parte c’è il fatto che, se la mamma non ha latte, il bambino, impegnato per 30-45 minuti e oltre in una poppata (magari per prendere 40 grammi al posto di 120), alla fine è spossato e si addormenta per poi risvegliarsi dopo un paio di ore con molta fame e molta stanchezza. Allora all’inizio prevale la fame e prende 60 grammi di latte e poi prevale la stanchezza e si ferma ai 60-80, per poi creare le premesse per un successivo risveglio precoce e così via. Quindi, come regola principale, è consigliabile tenere impegnato il bambino non più di 20 minuti al seno e dare il supplemento relativo, evitando quegli inutili pasti di 45 minuti al seno per ottenere 50 grammi invece di 40.

Regole generali:

-valutare bene la situazione prima di sospendere una poppata: a volte i genitori credono che se il bambino salta una poppata al pasto successivo ne troverà di più e sbagliano. Io sono solito ripetere loro che il seno materno è diverso dal conto in banca e più si fanno prelievi e più il latte aumenta… diversamente dal conto in banca;
-non tenere attaccato al seno più di una ventina di minuti ed evitare quei pasti interminabili dove il neonato fatica il doppio ed ottiene pochissimo latte;
-per le quantità regolarsi con le cifre orientative di sopra, ma far partecipare il bambino alla scelta delle quantità e non lesinare quei 50-100 grammi giornalieri di più, se li prende volentieri;
-il problema degli orari che fa impazzire i genitori (spesso per colpa di noi pediatri) si pu risolvere dicendo che il neonato nasce senza l’orologio, ma con il senso della fame e quindi adattiamoci al questo senso primordiale più importante ed aspettiamo prima di fargli timbrare il cartellino già da neonato.
-Quindi se ha fame non fatelo piangere due ore perché il pediatra ha scritto sul cartellino che alle ore tot  etc. etc. e tantomeno non interponete troppo tempo (una pesata rapida) tra seno e biberon.

  • Amore e Rigore 7 dicembre 2011
    di Manuela Silverswan (Introduzione a: "Capricci: Consigli Pratici di Mamme Unite") Ricordo, quando ancora studiavamo, la tenerezza e la dolcezza con cui io e mio marito guardavamo i neo-genitori con i loro frugoletti in braccio (in verità, lo faccio ancora). Allora ci sembrava tutto facile.. visto da fuori. Eravamo sicurissimi di come avremmo tira […]
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