PostHeaderIcon Sul rapporto padre-figlio

 Rapporto padre-figlio, teoria dell'attaccamento

In tema di rapporti genitori-figli, madre-figlio, padre-figlio, si parla molto, si scrivono interi manuali e trattati, questo perché la famiglia, rispetto anche a 15 anni fa è cambiata, e così anche il ruolo del padre all’interno di essa.

Ogni essere umano ha dentro di sé un’idea di cosa sia la madre e cosa sia il padre (anche se non li dovesse avere). E’ una legge psicologica, non possiamo farci nulla, esisterebbe anche in una società in cui non ci fossero più famiglie e nella quale i bambini fossero allevati in gruppi. Per un bambino il padre è colui cui ci si identifica se si è maschi, colui che segnala le infrazioni della legge, colui che sostiene il figlio nell’evoluzione sociale, colui che introduce alla legge degli scambi sociali, scambi di comportamento e scambi di potere simboleggiati dal denaro. E’ colui che dà (o non dà) il proprio cognome al bambino e con tale riconoscimento lo marchia prima di qualunque contratto sociale.

Secondo alcune ricerche effettuate nell’ambito della teoria dell’attaccamento, che studia il legame che si crea tra il bimbo e i suoi caregivers (coloro che si prendono cura del bimbo , come i genitori, i nonni, gli insegnanti , etc.), dimostrano che i padri si rivelano figure di attaccamento competenti, anche se a volte poco partecipi. Ma vi è ancora molto da indagare riguardo l’attaccamento verso la figura paterna.

Nella ricerca di Schaffer ed Emerson (1964), all’inizio del legame di attaccamento la madre è sicuramente la figura selezionata dal bambino con maggiore frequenza, anche se è evidente l’importanza rivestita dagli altri caregivers, e in particolare dal padre. Mentre all’inizio solo il 30% dei bambini hanno sviluppato una relazione di attaccamento con la figura paterna, all’età di 18 mesi il valore ottenuto è del 75%.
Anche se nella maggioranza dei casi la relazione di attaccamento più intensa è quella madre-bambino, il padre può diventare il caregiver verso il quale il piccolo direziona l’attaccamento, anche nel caso in cui è disponibile solo per poche ore della giornata. Inoltre, il padre possiede la stessa capacità della madre di somministrare le cure parentali.

La scelta del padre come una delle principali figure di riferimento è determinata sia dalla sensibilità alle richieste infantili, sia dalla presenza di un’interazione di gioco positiva, di cui il bambino è il principale protagonista. Il caregiver che sa stimolare piacevolmente il bambino e lo sa far divertire viene cercato dal piccolo, che ne sentirà la mancanza, quando non sarà presente.

Alcuni studi hanno indagato se i processi interattivi, determinanti per lo sviluppo di una relazione di attaccamento sicura con la madre, siano efficaci anche nei casi in cui la figura di attaccamento principale è il padre.
A questo proposito, alcuni studiosi hanno dimostrato che bambini di 3 mesi che interagiscono con padri sensibili e attenti ai loro bisogni, manifestano maggiore sicurezza con la figura paterna, 9 mesi più tardi.

In questi ultimi decenni si è assistito dunque ad una rivalutazione del ruolo dei papà nell’educazione e nell’accudimento dei figli: sempre più spesso i mariti si alternano alle mogli e si assiste ad una salutare interscambiabilità degli ruoli.

Ecco alcuni consigli per vivere al meglio il rapporto padri-figli:

  • Dedicare ogni giorno attenzione ai propri bimbi, attraverso giochi , letture , uscite al parco, etc.
  • Coccole, baci, gesti di affetto: i bambini hanno bisogno di contatto fisico poiché dà loro sicurezza e serenità. Attenzione a non essere invadenti però: le coccole vanno date quando il bimbo le richiede! 
  • Parlare con i vostri figli delle loro ansie, di ciò che fate durante la giornata o di ciò che fanno loro. E inoltre, ascoltare con attenzione ciò che i bambini ci dicono con le parole e con i loro comportamenti.
  • Se i genitori sono separati, non parlare mai male del coniuge davanti ai figli.
  • I genitori devo essere concordi sulle regole di condotta da far rispettare ai figli: avere comportamenti opposti confonde il bambino e sminuisce l’autorità del genitore che è stato smentito dalla condotta opposta del coniuge.
  • Se avete degli orari lavorativi impossibili, organizzatevi in modo da passare lo stesso un po’ di tempo con i vostri figli. Il tempo passato lontano da loro non ve lo rende nessuno, e una volta che sono cresciuti non si può tornare indietro.
  • Le vacanze sono un momento importante da dedicare ai figli senza problemi di orario e di stress : sfruttatele!

[Fonti:”I problemi dei bambini” – Françoise Dolto – Ed. Oscar Saggi Mondadori

“Attaccamento e interazione” – Mario Marrone – Ed. Borla]

PostHeaderIcon Il filo di arianna (+12 mesi)

Giocare e rendere felici il proprio bambino con Mamme Unite

Ai bambini piace esplorare, soprattutto se c’è un tesoro da scovare. Usando un gomitolo di cotone dal colore vivace, create una traccia che parta dalla sua camera da letto, passi per l’ngresso, giri intorno al salotto, attraversi a zig zag le gambe delle sedie.

Sorvegliandolo attentamente, aiutate il piccolo a seguire il percorso (tenendo il filo sarà agevolato) fino a quando giunge al regalino che avrete nascosto in una scatola.

PostHeaderIcon Una cascata di mollette (+12mesi)

Giocare e rendere felice il proprio bambino con Mamme Unite

Date al bambino un contenitore dall’apertura piuttosto larga, per esempio una scatola di scape vuota, e qualche molletta per il bucato (magari quelle di plastica colorata). Mettere e togliere le mollette dalla scatola sarà divertente e lo terrà occupato per un po’. Poi riuscirà ad alzarsi in piedi e a farle cadere dall’alto.

PostHeaderIcon Vitamine: ce n’è davvero bisogno?

Alimentazione di bambini, vitamine e minerali non sempre sono necessari

Quante volte, da mamme, nonne, zie, papà (un po’ meno) avete sentito pronunciare la mitica frase: "mio figlio non mangia abbastanza"..? Talvolta anche senza un motivo plausibile abbiamo paura che nostro figlio non assuma la giusta quantità di vitamine e minerali. E così l’ansia prende il sopravvento, con la conseguenza che magari ci rivolgiamo all’amica di turno plurifigliata, che ci consiglia le tanto acclamate vitamine in pillola.

Ma le Vitamine sono davvero necessarie? Da un ampio studio apparso da poco sulla rivista americana Archives of Pediatric and Adolescent Medicine, è risultato che, su oltre 10mila tra bambini e adolescenti da 2 a 17 anni coinvolti nello studio, dal 1999 al 2004, le supplementazioni di vitamine e minerali sono date a sproposito, in genere, a chi non ne ha bisogno, mentre i bimbi con reali carenze spesso non le assumono. Questo non è un problema da poco, considerato che il ricorso degli integratori senza un reale bisogno è controproducente:

  • un eccesso di Vitamina del gruppo B può rovocare diminuzione del sonno e stato di agitazione.
  • Altri preparati possono portare a un aumento dell’appetito con la conseguenza che nel tempo si avrà un incremento di peso eccessivo.
  • Inoltre, l’uso esagerato di integratori porta quasi sempre ad una cattiva alimentazione (ti do la vitamina così cresci bene bel bambino), senza considerare che è sicuramente meglio una dieta varia ed equilibrata, piuttosto che l’integrazione di sostanze sintetiche come le pillole di vitamine e minerali.

Quando dare al nostro bimbo gli integratori?

  • Nel caso di malattie organiche che provocano carenze.
  • Nel caso di diete monotematiche, cioè quando il bambino mangia sempre e solo quel tipo di primo o di secondo.
  • Nel caso di diete troppo ricche di carne (che possono provocare carenze di determinate vitamine, privando l’organismo di elementi necessari).
  • Sempre e comunque sotto consiglio del vostro pediatra.

Attenzione durante il Primo Anno di vita:

in linea di massima, è bene evitare di introdurre supplementi di vitamine o minerali senza il parere del pediatra. Se questo è valido sempre, in particolare lo è se vostro figlio non ha ancora raggiunto l’anno di età. Unica eccezione, universalmente riconosciuta è la Vitamina D: i raggi del sole infatti, sorattutto al Nord, non sono sufficienti per attivare la vitamina D a livello della cute e quindi il piccolo ha bisogno di un "aiutino". Anche il Fluoro, in alcuni casi è molto utile, soprattutto per preservare la salute di ossa e denti, ma sempre dopo aver consultato il proprio pediatra. Per il resto, lasciate perdere altre vitamine e minerali in versione pillola, perchè i piccoli sotto l’anno non ne hanno bisogno, anche se con lo svezzamento il vostro bambino mangia poco.

 

 

PostHeaderIcon Amore e Rigore

di Manuela Silverswan (Introduzione a: "Capricci: Consigli Pratici di Mamme Unite")

capricci consigli pratici di mamme unite

Ricordo, quando ancora studiavamo, la tenerezza e la dolcezza con cui io e mio marito guardavamo i neo-genitori con i loro frugoletti in braccio (in verità, lo faccio ancora). Allora ci sembrava tutto facile.. visto da fuori. Eravamo sicurissimi di come avremmo tirato su i nostri figli. Finché un bel giorno ecco arrivare il nostro primogenito, Tommy, ed ecco anche svanire nel nulla tutte le nostre teorie ed i libri studiati per anni sull’argomento bimbi.  All’inizio.. panico, o quasi .  

Come se le cose non fossero già state abbastanza complicate, tutti (ma proprio tutti) avevano qualche opinione o consiglio da darci. Amici, parenti, suoceri, nonni, pediatri, libri, addirittura estranei incontrati per caso, tutti con formule magiche pronte all’uso per risolverci i problemi (anche quando il problema non esisteva affatto) dalla pappa alla nanna, talvolta insinuandoci il dubbio di non essere dei bravi genitori o quantomeno di non essere all’altezza della situazione.

Ma come si fa ad essere dei bravi genitori?

Per prima cosa credo che un genitore debba essere libero di fare le proprie scelte, senza sentire il peso di teorie infallibili, che talvolta si rivelano essere soltanto input negativi. E’ proprio il desiderio di essere il miglior genitore possibile, che spesso crea in noi ansie e nervosismi, inutili e deleteri soprattutto per i nostri piccoli.

Genitori si diventa con l’esperienza e certamente anche quella degli altri (magari più autorevoli in alcuni campi) è molto importante, a patto che teniate sempre presente che voi e i vostri figli, alla fine siete gli unici che contano.

Nel corso degli anni e delle mie cinque gravidanze, ho imparato ad ascoltare i consigli degli altri con molta serenità ed un pizzico di ironia; ma soprattutto ho imparato a saper discernere i pareri sbagliati, da quelli giusti per me e per i miei figli, quelli che più si addicevano alla mia situazione.

Questo infatti è il mio primo consiglio: fatelo anche voi! Leggete, informatevi, ascoltate gli altri, ma fidatevi soprattutto del vostro istinto genitoriale, soltanto così le cose saranno sempre più facili da affrontare e scoprirete che essere genitori è soprattutto una gioia, oltre che una responsabilità.

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per maggiori informazioni:  http://www.mammeunite.it/Capricci.html
 

PostHeaderIcon Cellule staminali del cordone ombelicale, dove conservarle?

A cura di: Ufficio Stampa SORGENTE

Cellule stamibali del cordone ombelicale, dove conservarle

 

 Un argomento di grande importanza per le famiglie in procinto di avere un figlio è senza dubbio quello relativo alla conservazione del sangue cordonale. In ogni sua goccia, infatti, sono presenti cellule staminali di diverso tipo (ad esempio ematopoietiche e mesenchimali) che, essendo capaci sia di generare cellule appartenenti a molti tessuti sia di modulare la risposta immunitaria, rappresentano un importante strumento a disposizione della moderna medicina per il trattamento di numerose patologie1.

 

Ma come e dove viene conservato il sangue cordonale?

Al momento della nascita, mediante procedure del tutto sicure per mamma e neonato, il sangue cordonale viene raccolto in una sacca ematica dal personale ostetrico dell'ospedale e successivamente sottoposto ad analisi ematologiche verificando, ad esempio, l'eventuale presenza di contaminazioni batteriche. Dopo aver accertato il soddisfacimento di determinati requisiti, come ad esempio numero di cellule contenute, il campione viene sottoposto ad una serie di processi che ne consentiranno la crioconservazione presso una  banca del cordone ombelicale.

 

Nel rispetto della normativa vigente, in Italia alle famiglie è consentito o di donare il sangue cordonale del proprio figlio presso banche pubbliche oppure di crioconservarlo presso un banca del cordone ombelicale privata, purché situata all'estero.

Nel caso della donazione pubblica, il sangue diviene di proprietà dello Stato e messo a disposizione, per eventuale trapianto, della collettività. Al contrario, il campione di sangue conservato presso una banca del cordone ombelicale privata, rimane a disposizione dei genitori del donatore il quale, al compimento del 18esimo anno di età, ne assumerà direttamente la proprietà. I campioni conservati in una banca del cordone ombelicale privata possono essere trapiantati sia nel donatore che le ha generate (trapianto autologo), sia in un suo famigliare, generalmente un fratello o una sorella (trapianto allogenico famigliare), come avviene nella stragrande maggioranza dei casi (Fonte EBMT – Survey on transplant activity 2009).

 

La scelta se conservare privatamente o donare al sistema pubblico il sangue cordonale del proprio figlio è una decisione intima della famiglia, la quale deve poter ricevere informazioni precise e complete su entrambe le possibilità onde cadere nel condizionamento.


Per ulteriori approfondimenti: www.sorgente.com

 

Note


1. Francese, R. and P. Fiorina (2010). "Immunological and regenerative properties of cord blood stem cells." Clin Immunol 136(3): 309-22.

PostHeaderIcon I ritmi del sonno dei bambini

I ritmi del sonno dei bambini

Come per gli adulti i ritmo sonno-veglia di neonati e bambini varia. Sin dalla nascita alcuni soggetti necessitano di più ore di sonno rispetto ad altri. Ecco la media di ore di sonno (indicative) di cui il bambino ha bisogno, nell'arco delle 24 ore, pisolini inclusi:

  • Dalla nascita a 3 mesi: un neonato può dormire 16-17 ore su 24, oppure solamente 8. Il suo sonno dipende anche dal numero di pasti che fa, specie  nelle ore notturne. Altre variabili possono disturbare il sonnodel bambino come, ad esempio, il troppo caldo o il troppo freddo.
  • Da 3 a 6 mesi: il piccolo crescendo ha bisogno di essere nutrito meno frequentemente di notte e, di conseguenza, i periodi di riposo si allungano. Alcuni bambini dormiranno per circa 8 o più ore per notte.
  • Da 6 a 12 mesi: a questa età i pasti notturni non sono più necessari e alcuni bambini potrebbero dormire anche fino a 12 ore consecutive.
  • A 12 mesi: i bambini dormono circa un totale di 12-15 ore.
  • A 2 anni di età: è probabile che dormano circa 11-12 ore per notte, con uno o due pisolini durante la giornata.
  • A 3-4 anni di età: hanno bisogno quasi tutti di 12 ore di sonno. Alcuni potrebbero averne bisogno di 8-10 solamente e altri invece 14. Alcuni potrebbero aver bisogno di un pisolino durante il giorno.

 

  • Perchè picchia gli altri bambini 17 maggio 2012
    Talvolta suscita preoccupazione nei genitori, altre volte imbarazzo, ma l'aggressività e le diverse modalità tramite cui si esprime sono una componente del tutto naturale nei bambini: picchiare, scalciare, colpire, urlare rappresentano per lui un mezzo come un altro per esprimere i propri stati d'animo. Questo vale soprattutto sino all'età di […]
    admin
maggio: 2012
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