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PostHeaderIcon Quando si fà la bua: disinfettanti a confronto

Quando si fà la bua: disinfettanti a confronto

Ferite ed escoriazioni devono essere prima di tutto lavate con acqua corrente fredda. Si può procedere poi con un disinfettante. Vediamo quali scegliere e come usarli:

COSA COSA CONTIENE E' PIU' ADATTO SE..
Spray Alcol o cetildivizina, ceilpividinio cloruro o anche benzalcomio cloruro, tutti antisettici. Per tutte le ferite meno quelle sul viso: bisogna evitare il contatto della soluzione con gli occhi.
Fazzolettini Cloro, sali d'ammonio quaternario e altri antibatterici ad ampio spettro. Ideali in caso di ferite sporche, ossia inquinate da sabbia, terriccio, polvere.
Pomata Sali d'ammonio quaternario, più iodopovidone e altri ntisettici e cicatrizzanti. Va bene non su lesioni o su tagli profondi, m su aree di pelle infiammata.
Acqua Ossigenata Perossido di idrogeno al 3%: favorisce la liberazione di ossigeno. Da usare per tutte le ferite anche quelle estesd taglio. Perfetta per escoriazioni e abrasioni.

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PostHeaderIcon L’Ernia Ombelicale

L'ernia ombelicale

L'ernia ombelicale è una sporgenza in corrispondenza dell'ombelico, dovuta ad una piccolissima parte dell'intestino che penetra nell'anello ombelicale e che diventa più evidente quando il bimbo piange.

Chi ne è più soggetto?

Questo disturbo colpisce circa il 10% dei bimbi bianchi e circa il 40% dei bimbi di colore. Si ritiene che il disturbo possa essere ereditario e ad esserne colpiti soprattutto i maschi.

E' dolorosa?

Spesso l'ernia è così piccola, che riesci a scorgere solo una piccola protuberanza all'altezza dell'ombellico. In genere non causa alcun problema, anche se, effettivamente, un'ernia di dimensioni maggiori può dare un disagio al bimbo. Quando il piccolo piange, l'ernia in genere appare più grande, perchè il pianto aumenta la pressione al'interno dell'addome, che spinge verso l'esterno. Se pensi che l'ernia stia causando dei problemi al tuo bimbo, devi rivolgerti al medico.

Come viene curata

Oltre il 90% delle ernie sparisce prima dei tre anni di vita. Se dopo i tre anni il gonfiore non è ancora scomparso, il medico ti consiglierà di far operare il bambino. Di solito l'intervento viene effettuato in anestesia generale. Si pratica un'incisione al di sotto dell'ombelico e l'ernia viene sospinta indietro, verso l'anello ombelicale, quindi lo spazio viene richiuso.

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PostHeaderIcon Appendicite: come individuarla

Appendicite: come individuarla

Che cos'è l'Appendicite?

E' l'infiammazione dell'appendicite, un piccolo tubicino che sporge nell'addome: da un lato è chiuso e dall'altro è in comunicazione con l'intestino cieco. Se vi restano intrappolati dentro batteri, si infiamma, provocando l'appendicite. Ecco come capirlo:

Come si individua

Il sintomo più caratteristico dell'appendicite è il dolore addominale. Si differenzia dal comune 'mal di pancia' del bambino in quanto non diminuisce di intensità, ma resta costante nel tempo. Se si mantiene inalterato per più di un'ora, il piccolo va subito fatto visitare dal proprio medico. Se dura ininterrottamente per oltre 6 ore va portato all'ospedale.

Un uteriore elemento da osservare è come si comporta il bambino. Dato che l'appendicite si muove all'interno dell'addome, quando è infiammata ne tocca le pareti, provocando dolore. Pertanto il piccolo tende a stare immobile, proprio per non scatenare questa sofferenza. Diversamente, se il bambino si muove liberamente, si può escludere l'appendicite.

La conferma

Un'ulteriore conferma si ha facendo saltare il bimbo. Se il piccolo riesce a saltare senza dolore non ha l'appendicite. Altrimenti va portato all'ospedale.

La malattia fantasma

L'infiammazione dell'appendicite, se si instaura non regredisce spontaneamente e porta necessariamente all'intervento chirurgico. Pertanto non esiste l'appendicite ricorrente o cronica. Un dolore addominale che tende a ripresentarsi più di una volta non è appendicite.

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PostHeaderIcon L’eczema, la dermatite atopica e la crosta lattea: qualche consiglio

eczema, dermatite atopica, crosta lattea: qualche consiglio di mammeunite

L'eczema è una malattia della pelle caratterizzata da infiammazione, gonfiore, arrossamento, prurito intenso, formazione di croste e desquamazione. Esiste una predisposizione genetica e i figli di genitori allergici o affetti da eczema spesso soffrono degli stessi disturbi.

Le cause

Le cause dell'eczema sono difficli da individuare, tuttavia gli allergeni alimentari, da contatto o da inalazione svolgono certamente un ruolo determinante nell'instaurarsi della malattia.

Quando si verifica

L'eczema da contatto si verifica quando la pelle viene in contatto con sostanze che generalmente non provocano problemi, ed è tendenzialmente localizzato sul viso, sul tronco e sulle mani. Talvolta, soprattutto nei bambini, l'eczema compare dopo aver mangiato alimenti scatenanti orticaria e arrossamento che causano un gran prurito: il piccolo si gratta provocando le lesioni che degenerano in eczema. I cibi che più facilmente provocano l'orticaria sono: il latte vaccino, il grano, la soia, il pesce, le uova e le arachidi. Con il tempo, la pelle affetta da eczema diviene sempre più secca e si ispessisce diventando più scura o, talvolta, visibilmente più chiara (ipopigmentata).

La dermatite atopica compare, nel 60% dei casi, nei primi mesi di vita o entro i 3 anni. Le lesioni interessano le guance, il volto, la parte posteriore delle orecchie, le pieghe del collo, i polsi, il gomito, le ginocchia e l'addome.

Nel caso di eczema e di dermatite atopica il prurito è molto intenso e spinge il bambino a grattarsi, provocando lesioni da sfregamento che evolvono in vescicole, essudazione e croste che la pelle ripara dando origine a delle squam.

Come prevenire la dermatite atopica

Per prevenire la dermatite atopica è bene prolungare l'allattamento al seno sino all'anno, ed escludere dalla dieta della madre che allatta: latte, latticini, uova, pesce, crostacei, cioccolato, agrumi, fragole, kiwi e frutta secca.

Suggerimenti Utili

Ecco alcune indicazioni per chi soffre di eczema:

  • applicate sulla pelle tesa creme emollienti e impacchi umidi;
  • astenetevi dal fare bagni troppo frequenti al bambino, meglio detergerlo con prodotti oleosi;
  • non utilizzate sulla pelle detergenti troppo aggressivi o sgrassanti, nè paste a base di catrame minerale;
  • in estate fate fare al bambino bagni in mare;
  • sono consigliati i bagbi termali di acque solforate adatte alla salute della pelle;
  • esponete la pelle del bambino al sole, facendo usodi creme protettive a filtro fisico;
  • tenetegli le unghie delle mani corte;
  • non mettetegli indumenti di lana a contatto con la pelle;
  • vestitelo con indumenti lisci, di cotone o di seta, appositamente trattati per la pelle che soffre di eczema o di dermatite atopica;
  • cercate di non farlo sudare troppo;
  • cercate di evitare che venga a contatto con la polvere;
  • elimintate per alcuni mesi dalla dieta del piccolo, l'alimento che provoca la dermatite;
  • evitate di far assumere al bambino alimenti che possono provocare allergie o che aumentano il prurito, causando la liberazione di istamina, come: crauti, cavoli, spinaci, pomodori, fragole, banane, aringhe, salmone, tonno, alici, sardine, frutti di mare, crostacei, lumache, formaggi stagionati, cioccolato, salumi, wurstel, conserve di pomodoro.

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PostHeaderIcon Le allergie dei bambini

le allergie dei bambini

Attualmente in Italia le allergie colpiscono un quarto della popolazione, di cui la metà è rappresentata dai bambini. I bimbi possono essere allergici a qualsiasi cosa, persino al sapone da bucato. Per fortuna, molte di queste allergie sono in forma leggera e la maggior parte dei bambini cessa di soffrirne dopo i 3 anni. Ma come si fa a capire se il tuo bambino è allergico a qualcosa, e come aiutarlo? Vediamo insieme qualche consiglio..

Che cos'è un'allergia?

Il nostro sistema immunitario, quando funziona bene, individua potenziali pericoli per l'organismo e reagisce di conseguenza. L'allergia è una sorta di trabocchetto a cui le nostre difese abboccano. Talvolta, infatti, succede che il sistema immunitario confonda una sostanza innocua per una da combattere e così mette in circolo eccessive quantità di anticorpi specifici (IgE), che vanno a contrastare gli allergeni (i pollini, o la polevere, per esempio) per renderli innocui. Durante questo processo si libera l'istamina, responsabile degli sgradevoli sintomi delle allergie come l'asma, il prurito e i disturbi legati all'alimentazione.

Il problema dei bambini della nostra epoca è che sono superpuliti e spesso sono figli unici. E' stato dimostrato, infatti, che chi ha molti fratelli ha meno possibilità di soffrire di allergia. Il risultato è sicuramente un maggior controllo delle infezioni, ma anche una minore stimolazione del sistema immunitario. Recentemente si è scoperto che è la flora batterica dell'intestino a proteggere da future allergie, che l'eccessiva igiene ha impoverito. I bebè, dunque, risultano maggiormente sensibilizzati alle allergie sin dai primi mesi di vita.

Quali sono i sintomi? 

Allergia ai pollini:

  • Asma - Starnuti a raffica, secrezione acquosa, congestione nasale, prurito e, a volte, sensazione di naso chiuso. Il bimbo si gratta continuamente il naso con la mano, tanto che si forma una pieghina sopra la punta del naso.
  • Otite ricorrente – Dolore all'orecchio, secrezioni, febbre, associati a rinite che peggiora nella stagione dei pollini.
  • Asma bronchile - Respiro sibilante, sensazione di soffocamento, tosse secca, specialmente quando il bimbo corre, ride, dopo un'ora che si è addormentato, la mattina quando si sveglia.
  • Congiuntivite – Gli occhi sono rossi e lacrimano. Il bimbo sopporta male la luce, si strofina continuamente gli occhi nel tentativo di calmare il prurito, tanto da formare una pieghina orizzontale in mezzo alla palpebra inferiore.

Allergia ai cibi:

  • Vomito e diarrea - Sono i più frequenti in caso di allergia alimentare nei più piccoli, che coinvolge tutto l'apparato gastrico intestinale.
  • Dermatite atopica - Microscopiche vescicole gonfie di liquido. La pelle appare ruvida, spessa, il bimbo si gratta soprattutto sulle braccia, gambe, fronte e zigomi. Di solito non è quasi mai legata ad un'allergia alimentare, quando compare dopo il sesto anno di età. Lo è invece, quasi sempre nel primo anno e scompare, nella maggior parte dei casi, attorno ai 2-3 anni.
  • Orticaria - Preoccupa molte mamme, ma si tratta, in realtà, di un falso allarme. Solo il 6% dei bimbi che soffre di orticaria è davvero allergico. Paradossalmente, quindi, si può dire che questo sintomo identifica più facilmente bimbi che non sono allergici.

Come alleviare i disturbi?

Non esiste una vera e propria cura efficace per liberarsi di un'allergia. L'unica soluzione è stare alla larga da sostanze a rischio. Ma non sempre è possibile. Esistono, comunque, molti rimedi specifici: colliri da applicare negli occhi per calmare la congiuntivite allergica, spray da spruzzare nel naso per tenere a bada il raffreddore da fieno, pomate per attenuare il prurito della dermatite. Tutti questi prodotti devono essere sempre prescritti dal medico, che stabilirà i tempi e le modalità di somministrazione a seconda dei sintomi e della loro intensità. Oggi contengono principi attivi non solo più efficaci, ma anche più 'a misura di bambino'. Attenzione, però, anche se pensi di sapere quale sia la causa dell'allergia di tuo figlio (per es: se ha una congiuntivite e uno sfogo cutaneo ogni volta che accarezza il gatto, oppure vomita subito dopo aver preso il latte artificiale), comunque sarà il pediatra a stabilire una diagnosi definitiva. La cura è importante, ma soprattutto bisogna scoprire qual è la causa e quali sono i sintomi.

  • Asma - Il medico può prescrivere al piccolo un broncodilatatore e steroidi, per tenere a bada l'asma, e può inoltre stabilire delle misure preventive.
  • Eczema - Il pediatra prescrive una crema emolliente per dare sollievo al prurito e alla pelle secca, e una crema steroidea per alleviare i sintomi. Il tipo di farmaco dipende, però, dalla gravità dell'eczema. Le creme a base di steroidi sono del tutto sicure per il bimbo, a patto che vengano usate con moderazione e in modo corretto.
  • Intolleranza al latte - Una volta scoperto che tuo figlio ha un'intolleranza al latte vaccino, ti saranno prospettate delle alternative, come il latte artificiale privo di lattosio, o quello di soia. Il medico valuterà e deciderà il tipo di latte, perchè circa la metà dei bimbi intolleranti al latte, possono essere allergici anche alla soia. Ultimamente si è discusso in merito alla quantità di zucchero riscontrata nel latte di soia, ma sembra che questa sia simile a quella di tutti gli altri tipi di latte artificiale. Ricorda che il tuo piccolo potrebbe smettere di essere intollerante al latte vaccino, quindi chiedi al pediatra quando è il caso di offrire nuovamente al piccolo questo latte.
  • Intolleranza alimentare – Una reazione allergica al cibo, che si manifesta con sintomi respiratori, orticaria ed edemi delle labbra e della lingua, tende a verificarsi nell'ora successiva a quando il cibo è stato mangiato. Ultimamente è in aumento l'allergia delle noci, forse perchè vengono impiegate per molti utilzzi, come nei cibi preconfezionati, e persino nelle creme utilizzate per il cambio del pannolino. Per quanto concerne altri cibi, può essere difficile stabilire quali siano quelli più a rischio, quindi in questo caso è necessario rivolgersi ad uno specialista, per rivedere la dieta del tuo piccolo. Ricorda sempre di leggere con attenzione quanto è scritto sulle confezioni di quello che acquisti, e che tutti coloro che si occupano del bimbo facciano altrettanto.

Le allergie del bebè

Un'allergia si può generare subito dopo il parto. Gli sfoghi cutanei rappresentano il sintomo più comune. Spesso i piccoli sviluppano un'allergia dopo che la loro pelle è venuta a contatto con qualcosa di specifico, oppure possono aver ingerito una particolare medicina o un certo tipo di latte artificiale. Dopo l'inizio dello svezzamento è più probabile che il piccolo possa sviluppare un'allergia a certi cibi. I prodotti più a rischio sono in genere i caseinati, il grano, il glutine e le fragole. Se il bebè soffre di asma o di eczema, le probabilità che sia allergico a certi cibi sono maggiori.

Se temi che il tuo piccolo abbia un'allergia, consulta subito il pediatra. Occorre una diagnosi corretta e una cura adeguata: mai cedere alla tentazione di eliminare un certo tipo di latte in polvere o un cibo, senza aver chiesto il parere di uno specialista.

Cose da fare e da evitare

Più a lungo eviterai di dare alcuni cibi al tuo bambino, minori saranno le probabilità che possa avere reazioni allergiche. Ecco qualche consiglio:

  • Dal 4° al 6° mese puoi dargli: le verdure (tranne le patate, i pomodori e i peperoni), la frutta (tranne gli agrumi), i legumi, il riso, il pollame, la carne.
  • Dal 9° al 14° mese puoi dargli: l'avena, l'orzo, il granoturco, lo yogurt intero, le uova, i prodotti a base di soia, le patate, i pomodori, il pesce.
  • Dal 15° al 24° mese puoi dargli: il grano, le arance, i formaggi, le noci.
  • Dai 5 anni in su puoi dargli le arachidi.
  • Allattare al seno fornisce al tuo bebè una copertura (non totale) contro le allergie. Il latte è l'unico alimento che il piccolo può assumere senza incorrere nel rischio di avere crisi allergiche. Ogni mamma produce un latte con caratteristiche speciali che lo rendono adatto a contrastare le debolezze immunitarie del piccolo. Le mamme che soffrono di allergie devono allattare al seno, poichè è più probabile che anche il proprio figlio ne soffra.
  • Spolvera spesso la sua cameretta, e passa l'aspirapolvere su tende e poltrone. Usa un panno umido per pulire le superfici e lava le lenzuola in acqua calda. Usa biancheria ipoallergenica.
  • Evita di farlo uscire quando nell'aria è presente un'alta concentrazione di polline. Per alleviare i sintomi causati dalla febbre da fieno e dalle puntura di insetto, chiedi al pediatra un antistaminico.

Curiosità: Neomamma stressata = bebè a rischio allergie

Lo stress accumulato da una donna incinta può predisporre il nascituro ad allergie ed asma. Questo è quanto rileva uno studo condotto all'Harvard Medical School di Boston (USA). Preoccupazioni, problemi economici e affettivi vissuti da una donna nel periodo di attesa, certo non fanno bene al bambino in grembo. Se la mamma è stressata nel periodo della gravidanza, infatti, ci sono più possibilità che in futuro il bambino sia soggetto ad allergie e asma. Lo studio ha preso in esame 387 bebè e le rispettive mamme. Gli esperti hanno misurato i livelli di IgE (gli anticorpi che scatenano reazioni allergiche), nel sangue del cordone ombelicale, confrontando poi questi valori con il livello di esposizione della mamma ad allergeni, come per esempio gli acari della polvere. I ricercatori hanno valutato il livello di stress vissuto dalla donna nei nove mesi. Dall'analisi è emerso che, indipendentemente dal livello di esposizione da parte della donna ad allergeni, la concentrazione di IgE nel sangue del cordone ombelicale, è alta quando la mamma ha vissuto situazioni stressanti in gravidanza.

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PostHeaderIcon Ha le orecchie a sventola

Ha le Orecchie a Sventola - www.MammeUnite.it

Nei primi mesi di vita, può accadere di frequente che le orecchie del bebè sporgano un po'. Questo perchè la cartilagine del lobo auricolare non è ancora ben formata. Nella maggior parte dei casi, però, il fenomeno si ridimensiona moltissimo e diventa irrilevante entro la fine del primo anno.

E' normale però che i genitori si preoccupino, temendo che questo lieve inistetismo possa persistere e essere fonte di disagio psicologico per il bambino. Se le orecchie 'a sventola' dovessere rimanere molto evidenti, sarà oppurtuno osservare se il piccolo ne soffre e tener conto, nel corso degli anni, delle sue intezioni in merito ad un'eventuale correzione del difetto. E rispettarle: spesso i bambini non sono in grado, come gli adulti, di esprimere l'imbarazzo o la vergogna che provano e, per questo, la loro soffernza essere sottovalutata.

La cosa migliore da fare, quindi, è osservare e ascoltare il proprio bambino, per cogliere il suo eventuale disagio e porvi rimedio, non appena possibile.

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PostHeaderIcon La sua prima passeggiata

 

La sua prima passeggiata - www.MammeUnite.it

 

La sua prima passeggiata è un momento tanto atteso da tutte le mamme. Ma come organizzarsi?

Quando uscire?

Con le dovute accortezze, il bebè può essere portato fuori anche subito, qualsiasi sia il clima. Solitamente, però, durante il primo periodo la mamma ha ancora bisogno di abituarsi e organizzarsi ai ritmi del piccolo. Quindi la prima passeggiata è meglio farla quando ci si sente tranquille e se ne prova il desiderio, in modo che uscire con il piccolo sia un piacere e non un motivo di stress.

Qual'è l'ora migliore per portarlo a spasso?

Naturalmente dipende dalla stagione. "Quando fa freddo, sarà meglio organizzare le prime uscite nelle ore centrali della giornata, quelle in cui c'è più luce e la temperatura è un po' più gradevole: al mattino tardi o nel primo pomeriggio. Diversamente, in estate, sarà oppurtuno uscire quando c'è un po' più di fresco, quindi nella prima mattinata o verso sera.

Come bisogna vestire il bebè?

La strategia migliore è 'a cipolla', cioè con più strati di indumenti, da mettere o togliere al momento oppurtuno. In questa maniera si eviternno gli sbalzi di temperatura, soprattutto se la passeggiata prevede l'uso dell'auto o di altri mezzi di trasporto, oppure la sosta in un ambiente chiuso. In commercio si trovano tutine imbottite con cerniere 'strategiche' che consentono di effettuare con facilità l'operazione 'metti-togli'. Meglio sceglierne una con manopole e piedini e soprattutto, mai dimenticarsi il cappellino.

Meglio la carrozzina o il marsupio a fascia?

Dipende soprattutto dalle peferenze della mamma: alcune ritengono che nella carrozzina il piccolo stia più comodo, altre preferiscono tenerlo a stretto contatto con il proprio corpo. il marsupio, infatti, oltre a far sentire il piccolo contenuto e protetto, offre il vantaggio di una maggiore praticità, specialmente per quelle mamme che devono muoversi in strade affollate. Inoltre, in questo periodo, il neonato è ancora leggero da non creare problemi alla colonna vertebrale. L'importante è che la mamma si senta a proprio agio.

Per quanto tempo lo si può tenere fuori?

Per le primissime uscite un quarto d'ora-mezz'ora può bastare. Poi, a poco a poco, le passeggiate possono essere prolungate. Ovviamente si dovrà tenere conto anche di dove si abita – in paese, in città, vicino ai giradini pubblici o in una strada trafficata – e dalle esigenze della mamma, che magari approfitta dell'uscita per fare qualche commissione o andare a trovare un'amica.

E se il termometro scende sotto lo zero?

Alcune mamme temono che il freddo possa nuocere al piccolo, ma in realtà le basse temperature non costituiscono un problema: se così fosse, i bambini che abitano in montagna non dovrebbero mai uscire. Quindi, coprendo bene il piccolo, potrete portarlo fuori con qualsiasi tempo. L'unica eccezione è per le giornate ventose: alcuni bambini, infatti, sono infastiditi dal vento, che potrebbe irritarli e renderli nervosi. In questi casi meglio restare a casa.

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