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Le prime tappe sociali - www.mammeunite.it

Spesso i bambini si mostrano affettuosi e collaborativi sin dalla più tenera età: un atteggiamento deliziosamente disarmante per gli adulti. Ma si tratta di un atteggiamento innato o indotto dall'ambiente? Vediamo di capire insieme.. Ecco una breve sintesi sulle tappe sociali del bambino dai primi mesi a dopo i 2 anni:

DOPO LA NASCITA E FINO A 7-9 MESI, il bimbo non ha alcuna possibilità di 'simpatizzare' con i propri simili, in quanto non percepisce se stesso come essere autonomo bensì come qualcosa di indifferenziato dalla mamma (soprattutto durante i primi 2 mesi, il neonato percepisce se stesso come un prolungamento della mamma stessa). E quando comincia a rendersi conto della propria unicità, prova inizialmente un senso di ansia e di insicurezza che si manifesta con la paura verso gli estranei (che compare di solito intorno all'8° mese).

POI, VERSO L'ANNO DI VITA, ecco che i gattonamenti e i primi passi lo allontanano fisicamente dai genitori, permettendogli di assaporare piccoli sorsi di autonomia. Una coscienza di sè e delle proprie risorse che si rafforza nei mesi successivi, offrendogli gli strumenti emotivi per entrare in empatia con gli altri e avvertirne le difficoltà (per esempio, consolando con una carezza un coetaneo che piange).

DOPO I 2 ANNI, il rapporto con gli altri è sviluppato al punto che il bimbo smette di giocare sempre da solo. Ama molto le attività collettive e si mostra amichevole con i compagni, ma è ormai entrato nella fase in cui è pronto a difendere i suoi spazi e gli oggetti di sua proprietà anche a costo di usare le maniere forti. In questa fase il pensiero del bambino è caratterizzato dall'egocentrismo:  il bambino è incapace di percepire la differenza tra il suo punto di vista e quello degli altri. Utilizza le informazioni a sua disposizione volte a soddisfare i suoi bisogni, come se avessero un valore assoluto, universale, uguale per tutti. Quanto è soggettivo diventa oggettivo per il bambino. Per il bambino non è possibile considerare punti di vista e conoscenze diverse dalle sue. Pertanto è normale che il piccolo percepisca gli oggetti come: "ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è mio". Osservando le transazioni tra bambini fino a 3 anni di età in un parco pubblico, oppure in un asilo nido, è possibile osservare il "linguaggio privato". Si tratta di una forma di monologo abbastanza comprensibile dal punto di vista linguistico, ma inefficace dal punto di vista della comunicazione. Non si preoccupa che gli altri bambini comprendano il suo discorso ed è disinteressato a quello che dicono gli altri. Nei bambini sono fenomeni assolutamente normali.

Quanto influisce la 'società' sullo sviluppo sociale del bambino?

Senza dubbio, ogni bambino preso singolarmente viene influenzato e modificato dall'ambiente culturale in cui cresce. D'altra parte, ogni volta che attribuiamo un cambiamento della natura umana alla 'società', rischiamo di scambiare la causa con l'effetto: è l'essere umano stesso a determinare le regole, e se la nostra specie ha elaborato un'educazione che ci incoraggia a essere, se non proprio egoisti, quanto meno individualisti, un motivo ci sarà.

Alcuni studiosi hanno osservato come l'egoismo infantile faccia la sua comparsa dopo i 2 anni, in quanto è un vero e proprio 'tentativo' di controbilanciare la tendenza biologica dei bambini ad aiutare i propri simili: gli psicologi dello sviluppo, infatti, ritengono che il rovesciamento dei ruoli – il fenomeno per cui è il piccolo a prendersi cura dell'adulto in difficoltà – sia alla base di gravi scompensi nella crescita.

Gli antropologi sono propensi ad attribuire l'innata capacità umana di cooperare, a decine di millenni di..allenamento. I nostri antenati, cacciatori e raccoglitori, erano riuniti in piccoli nuclei e dipendevano gli uni dagli altri per la sopravvivenza a un punto tale che, come sostiene più di uno studioso, ci siamo evoluti fondamentalmente in direzione altruistica poichè non avevamo altra scelta. L'individualismo che compare con l'età, non è altro che una forma di difesa verso i membri di altre 'tribù', in quanto fin dalla preistoria siamo portati a dare socialmente il meglio all'interno di gruppi ristretti (che oggi, soprattutto nelle grandi città, coincidono con il nucleo famigliare).

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 Capricci al supermercato

Il supermercato è un mondo magico, pieno di colori, curiosità, suoni, profumi: tutto sembra attirare l'attenzione dei bambini che avolte, sopraffatti da troppi stimoli, diventano ingestibili. Ecco qualche consiglio pratico per evitare i capricci al supermercato:

  • La sua lista della spesa: ritagliate con lui da una rivista qualche immagine dei suoi biscotti preferiti, dei pannolini, dello scottex o di altri oggetti leggeri e infrangibili e incollateli insieme a lui in un quadernino. Questa sarà la sua lista della spesa con la qale potrà aiutarvi e restare partecipe e interessato agli acquisti.

 

  • Il posto giusto: se il piccolo sta volentieri nel carrello lasciategli portare il peluche preferito o un libretto che possa distrarlo. Con il caldo, quando le temperature della zona surgelati sono abbassate a livelli polari, evitate di lasciare il carrello stazionante lì.

 

  • Mamma voglio questo, mamma voglio quello: fissate a casa i termini di eventuali acquisti extra. Se insiste per altro valutate quanto è stanco o quanto lo siete voi per sopportare il pianto e il capriccio e se è meglio cedere. Solo se siete serene, provate a distrarlo .

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Si succhia sempre il dito

Otto bimbi su dieci insistono con la 'cattiva abitudine' di succhiarsi il pollice (a volte anche altre dita), che si trasforma in preoccupazione per i genitori. La continua suzione, infatti, può alterare la crescita dei denti, soprattutto di quelli permanenti. Inoltre può causare infezioni all'unghia del dito succhiato – giradito – a causa dei microbi che attecchiscono in una zona della pelle macerata, senza più difese. Infine, il bambino che succhia introduce più facilmente aria nello stomaco, con conseguente meteorismo.

Cause e soluzioni

Oggi giorno non si adottano più misure dissuasive, come guantini o sostanze amare sul dito. Piuttosto ci si domanda cosa spinge il bimbo verso questa autoconsolazione: svezzamento precoce che lo ha privato della gioia della suzione nei primi mesi di vita? Ritmi superiori alle sue capacità? L'arrivo di un fratellino?

Soluzioni: sostituire questo piacere con un palliativo, decelerare proponendo ritmi più lenti. Inoltre dedicategli più tempo e distraetelo con letture o giochi da fare insieme.

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Il Mutismo selettivo nei bambini

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione questo articolo che mi è giunto in redazione in merito al mutismo selettivo, di cui molti bambini ne soffrono e tanti (troppi!) genitori non ne sanno niente.. compresa me, fino a poco tempo fa! L'ho trovato molto interessante e anche molto utile per molti genitori..

 

"Il mutismo selettivo è un disturbo complesso dell’ansia caratterizzato dall’impossibilità di alcuni bambini di esprimersi e comunicare a parole in alcuni contesti sociali, come all'asilo e a scuola o anche solo in presenza di estranei: mentre si esprimono normalmente a casa in presenza dei famigliari più stretti, non riescono a far uscire le parole con altre persone, specialmente adulti, diventano dei “bambini muti”, relazionandosi e comunicando come se fossero tali. Ma non è semplice timidezza..!

 

La sensazione che provano i genitori di un bambino, di una bambina o di un ragazzo quando viene formulata la diagnosi di Mutismo Selettivo è, in genere, di smarrimento e di “vuoto”: vuoto intorno a sé, perché non si sa cosa sia e solitamente non se ne è mai sentito parlare; vuoto per la carenza informativa nelle strutture sanitarie; vuoto per l’impossibilità di leggere e documentarsi attraverso pubblicazioni in italiano; vuoto.. perché si ha l’impressione di essere i soli a dover affrontare tutto questo.

 

In Italia infatti lo studio e l’interesse per il Mutismo Selettivo è scarso, la letteratura clinica in lingua italiana pressoché inesistente e risulta difficile valutare la percentuale di incidenza e prevalenza di questo disturbo, in quanto non esiste uno studio o una raccolta di dati statistici.

 

Sensibilizzare su questo disagio è una delle attività primarie dell'Associazione italiana mutismo selettivo – A.I.Mu.Se onlus - http://www.aimuse.it/  che intende coinvolgere medici pediatri, insegnanti, educatori e naturalmente le famiglie, allo scopo di intervenire adeguatamente.

 

Grazie all’intervento della nostra Associazione, a fine marzo 2010 è stato pubblicato, da Edizioni La Meridiana, il primo libro in italiano interamente dedicato a quest'argomento, ad uso di genitori, insegnanti e terapeuti: "COMPRENDERE IL MUTISMO SELETTIVO" tradotto delle pubblicazioni di Elisa Shipon-Blum.

 

Inoltre abbiamo realizzato il primo pieghevole informativo sul mutismo selettivo (cfr. all.ti)

Vogliamo che tutte le bambine e i bambini che soffrono di Mutismo Selettivo possano avvalersi di un quadro diagnostico corretto, in modo da poter intervenire rapidamente su questo disturbo, in quanto il fattore “tempo” gioca un ruolo determinante per un’efficace terapia.

 

Il Mutismo Selettivo nega al bambino quella parte di serenità e quella spensieratezza che dovrebbero caratterizzare la sua prima fase di vita, quando la scoperta del mondo e delle cose suscita in lui stupore e meraviglia, stimolandolo anche attraverso le relazioni con le persone.

 

Nutriamo la speranza che, stimolati dal confronto con esperienze straniere, anche in Italia si comincino a raccogliere dati e che, un poco per volta, favorendo lo sviluppo di una cultura del Mutismo Selettivo, si crei anche nel nostro Paese un circuito di professionisti e studiosi che

espongano le loro tesi, le arricchiscano e fra loro si confrontino.”

 

Grazie della Vostra attenzione.

www.aimuse.it

 

*A.i.Mu.Se onlus http://www.aimuse.it/ 

Associazione Italiana Mutismo Selettivo

Quando il silenzio non è d'oro..*

 

PostHeaderIcon Deambulazione: se ancora non cammina bene dopo l’anno

Deambulazione: se ancora non cammina bene dopo l'anno

La maggior parte dei bambini inizia a camminare in modo autonomo, senza necessità di sostegno, verso l'anno di età. Ma non sono pochi quelli che cominciano prima e sono altrettanto parecchi anche quelli che iniziano a camminare entro i due anni. Quindi non è il caso di preoccuparsi troppo se il proprio cucciolo tarda ad avere un andamento sicuro: alcuni bambini, infatti, hanno bisogno di tempo per fidarsi delle loro capacità di movimento.

Per sciogliere i dubbi, è importante chiedere informazioni ai nonni sull'inizio della deambulazione autonoma dei loro figli. E' sufficiente che si ricordino se il papà o la mamma del piccolo hanno iniziato a camminare regolarmente, intorno all'anno di età, oppure se hanno anticipato o ritardato questa tappa.

Talvolta, infatti, è probabile che uno dei due genitori abbia mosso i primi passi tardi. Se così fosse si può attendere tranquillamente il compimento del secondo anno di vita del piccolo. Inoltre se il pediatra curante valuta con regolarità lo sviluppo neuromotorio e psichico del bambino, ritenendolo nella norma, non ci sono problemi.

Se dopo il compimento del secondo anno la situazione fosse rimasta invariata potrebbe essere opportuno sentire il parere di un neurologo pediatra e di un ortopedico pediatra.

Le diversità deambulatorie tra bambino e adulto

  • Il modo di camminare del bambino è differente da quello dell'adulto: il bebè infatti appoggia contemporaneamente tutta la pianta del piede, strisciandola al suolo tra un passo e l'altro, a differenza dell'adulto che tocca il suolo prima con il tallone e poi con il resto del piede, piegando il ginocchio in modo da sollevare il piede ad ogni passo.
  • Per aiutare il piccolo ad apprendere i giusti movimenti occorre scegliere una scarpa adatta: deve avere una pianta larga e fessibile tanto che sia possibile piegare la punta di 90 gradi con la pressione della mano; deve essere di materiali naturali e possibilmente con l'allacciatura regolabile per farla aderire al piede.

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Il bambino, il suo sviluppo e i libri

Durante i primi anni di vita, i bambini possono fare dei libri gli usi più disparati, ma è comunque importante che i piccoli abbiano sin dai primi mesi, contatto con i libri e con la lettura. Se voi amate la lettura, anche il bambino lo sentirà e l'amerà anche lui.

Leggere ad alta voce al piccolo ha moltissimi vantaggi:

  • crea l'abitudine all'ascolto,
  • aumenta i tempi di attenzione,
  • accresce il desiderio di imparare,
  • calma, rassicura e consola,
  • rafforza il legame affettivo tra chi legge e ascolta.

Ecco, dunque, alcune brevi indicazioni (assolutamente non rigide) che potranno servire a seguire e comprendere lo sviluppo del tuo bambino. Ricorda che i bambini seguono percorsi di sviluppo anche molto differenti e con tempi diversi: alcuni bambini, infatti, iniziano a camminare e a dire le prime parole, prima e altri dopo, alcuni possono iniziare a fare una cosa prima di un'altra e così via..

A 6 mesi il bambino

  • prende gli oggetti, li segue con lo sguardo se cadono;
  • inizia a gorgheggiare e ad emettere i primi suoni vocalici;
  • è attratto dalle foto e dalle figure del libro che cerca di prendere e di "mangiare";
  • ama la routine (es. la lettura della storia prima della nanna).

Ai bambini di questa età piacciono le ninne nanne, che accompagnano il suono della parola al movimento del corpo, al contatto fisico, alle sensazioni olfattive e visive e, talvolta, anche gustative.

 

A 9 mesi il bambino

  • sta seduto e si tiene eretto appoggiandosi;
  • afferra meglio gli oggetti, li ispeziona e li morde;
  • comincia a ripetere suoni sillabici (ba-ba, la-la, ma-ma);
  • gioca a nascondino (cucù-sette).

I libri a questa età e fino a 12 mesi devono essere possibilmente resistenti, atossici, con colori vivaci e raffiguranti oggetti famigliari o figure di bambini.

 

A 12 mesi il bambino

  • si muove a carponi e inizia i primi passi;
  • cerca gli oggetti nascosti;
  • inizia a dire le prime parole (mamma, pappa, papà);
  • tiene il libro, aiutato, e gira più pagine alla volta.

I libri devono essere robusti e maneggevoli. Le figure preferite a questa età, riguardano azioni famigliari (mangiare, dormire, giocare) e piccoli animali, mentre i testi preferiti sono ad esempio, le filastrocche. Il contatto fisico con l'adulto è fondamentale.

 

A 15 mesi il bambino

  • cammina piano con incertezza;
  • osserva le espressioni dei genitori per essere approvato nelle sue esplorazioni;
  • ripete e imita le espressioni (sorpresa, negazione);
  • non ha la pazienza di stare seduto a lungo.

Ai piccoli di queta età piacciono i libri con frasi brevi e facili, che possono imparare ad anticipare.

 

A 18 mesi il bambino

  • cammina più sicuro;
  • costruisce una torre con tre o più elementi;
  • indica gli oggetti desiderati con l'indice;
  • ha un vocabolario di diverse parole;
  • imita il linguaggio calcando sull'intonazione.

In questo periodo, ai bambini piacciono libri che parlano di animali (con versi buffi e rumori), di bambini, delle cose di ogni giorno, con frasi brevi e semplici.

 

A 24 mesi il bambino

  • corre, ma l'equilibrio è ancora precario;
  • indica le parti del corpo;
  • ha un vocabolario di alcune decine di parole e inizia a combinare due parole in ogni frase;
  • trascina i libri in giro per la casa e "legge" alle bambole.

Intorno a questa età, ai bambini piacciono le storie che danno l'opportunità di identificarsi con i personaggi, che raccontano prove da superare, che fanno ridere. Quando si passeggia con il piccolo gli si possono leggere anche le scritte, i cartelli e i segnali.

 

A 30 mesi il bambino

  • sale e scende le scale autonomamamente;
  • ha un vocabolario in rapida espansione;
  • ha intenti comunicativi e comprende molto di più di quanto sia capace di esprimere;
  • inizia a rappresentarsi in una attività che ha fatto o che farà.

In questo periodo ai bambini piacciono storie di bambini della loro età, che narrano momenti di vita comune (andare a scuola o al parco giochi), di amicizia, di fratelli o sorelle, ma anche libri fantastici, avventurosi. I testi devono essere semplici, o si possono semplificare, in modo da poter essere memorizzati, letti autonomamente o in modo che il bambino possa concludere la frase iniziata dall'adulto.

Le fiabe tradizionali (e in particolare quelle del perchè – animali parlanti che spiegano le cose) aiutano anche a proiettare all'esterno le paure e le emozioni che il bambino ha dentro di sè. Il piccolo ama scegliere la storia e farsela leggere molte volte di seguito.

 

Col tempo il bambino crescendo, acquista indipendenza nella scelta dei libri e una maggiore abilità di lettura, ma è sempre contento se i genitori gli leggono ad alta voce.

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Pet Therapy tra cuccioli ci si capisce meglio

E’ da qualche anno ormai, che si parla spesso dei successi riscontrati dalla Pet-Therapy in diversi ambiti. Ma la relazione tra uomo e animale è così ricca e complessa che anche le persone sane ne possono trarre vantaggi enormi, soprattutto i più piccoli.

Una delle principali caratteristiche del bambino è proprio quella di voler esplorare il mondo circostante, al fine di sviluppare la propria conoscenza. Per poterlo fare il piccolo ha bisogno di essere rassicurato e sostenuto dall’adulto, ma anche di avere molteplici stimoli esterni. Ecco che allora un cucciolo potrà offrire al bambino tutto questo.

Il piccolo, accanto al suo amichetto a quattro zampe, vive infatti un processo di immedesimazione del suo compagno, poichè lo sente simile a lui, con esigenze condivise, come mangiare e giocare. Il bimbo si sente spesso più affine all’animale che all’adulto: del resto neppure Briciola va al lavoro, non rimette mai in ordine e spesso subisce i rimproveri dei grandi.

Un gatto o un cane rappresentano per il piccolo un mondo tutto da scoprire: in primis l’animale ha un aspetto fisico differente, non comunicacome noi, ha esigenze e interessi diferrenti ed esprime la sua affettività diversamente. Tutte ‘stranezze’ che il bambino accetta con naturalezza come diversa abilità e che lo aiuta a costruire un mondo fantastico, grazie allo stupore e alla meraviglia che prova verso il piccolo amico.

Gli animali aiutano, così, ad arricchire l’immaginario dei bambini, di conseguenza chi avrà la fortuna di averne uno in casa, avrà una migliore capacità di esprimersi a livello linguistico e narrativo.


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  • Amore e Rigore 7 dicembre 2011
    di Manuela Silverswan (Introduzione a: "Capricci: Consigli Pratici di Mamme Unite") Ricordo, quando ancora studiavamo, la tenerezza e la dolcezza con cui io e mio marito guardavamo i neo-genitori con i loro frugoletti in braccio (in verità, lo faccio ancora). Allora ci sembrava tutto facile.. visto da fuori. Eravamo sicurissimi di come avremmo tira […]
    admin
febbraio: 2012
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